25 Luglio 2010
Il Patto
Tornando all'argomento del precedente editoriale e cioè sul diritto dello stato di trattare anche con organizzazioni "nemiche" ,come quelle che sono espressione della criminalità organizzata o di matrice terroristica, ritengo che tale diritto debba essere senza alcun dubbio riconosciuto e che nella maggioranza dei casi tale trattativa debba essere coperta dal più rigido segreto di stato.
Contemporaneamente deve essere chiaro che la catena gerarchica che può attivarsi per portare a termine una siffatta trattativa , non possa basarsi su iniziative di singoli servitori dello stato ,per quanto alto sia il proprio ruolo, ma debba fare capo alla autorità istituzionale che detiene il potere di apporre o sollevare il segreto di stato ed in ultima analisi al vertice dell'esecutivo politico nazionale, che risponda del suo operato in primo istanza al parlamento ed in ultimo al corpo elettorale.
Tale figura istituzionale risponde politicamente così del risultato ottenuto anche in violazione di specifiche leggi dello Stato.
La regola principale da osservare a premessa di tale trattativa è che sia evidente il danno per la comunità nazionale che si vuole così evitare, che nessun vantaggio personale vada a premiare direttamente o indirettamente coloro che conducono la trattativa, e che l'obiettivo finale di sconfiggere l'organizzazione "nemica" determini che i vantaggi ottenuti dalla stessa con la trattativa sia limitati e comunque inferiori ai vantaggi ottenuti dalla comunità nazionale.
E' quindi evidente che alla base di questa riflessione c'è il rifiuto di ipotizzare che una componente politica e non una istituzione, conduca tale trattativa, perchè lo scambio di favori premierebbe .molto probabilmente, una fazione ed i suoi specifici interessi di parte e non quelli collettivi che solo dagli organi dello stato possono esse rappresentati .
Naturalmente questo argomento merita di essere sviluppato in maniera articolata , ed è accettabile un forte contradittorio. Mi limito solo a criticare scelte di tipo aprioristico su una materia di grande complessità sottolineando che un atteggiamento moralistico in materia rischia di produrre risultati profondamente immorali.
Resta comunque indispensabile che una trasparente conoscenza del passato ,che ha visto molti rapporti non facilmente decifrabili tra uomini dello stato e esponenti dell'antistato, si faccia strada nelle opportune
sedi istituzionali,e da queste venga poi offerta alla conoscenza ed al confronto tra i cittadini.


