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Piccolo Editoriale 3 giugno 2010

3 giugno 2010

Molte cose sono successe  e molte ne stanno succedendo:
nessuna positiva!


L'orizzonte politico si è ulteriormente deteriorato e gran parte dei disagi nascono dalla incompiuta transizione, tra il modello della Prima Repubblica, figlia di una Costituzione formale inverata in una costituzione materiale piu cogente della prima, assolutamente paralizzante e solo adatta alla conservazione di insopportabili lentezze nell'azione  amministrativa e di governo, ed una Costituzione più adeguata alle necessità dei nuovi tempi.


Berlusconi e Bossi tentano di fare nascere una Italia federale, abbinata ad una riforma di tipo presidenzialistico, per ora riuscendo solo a mettere a rischio la coerenza del pur superato sistema precedente, senza saper proporre modifiche strutturali, che non risultino percepite, non solo dall'opposizione, come  frammentate, velleitarie, troppo costose nei tempi brevi e medi e  ritagliate su misura dal desiderio di esecutivi senza controlli dopo la lunghissima stagione degli esecutivi senza potere. Dalla padella alla brace.


La Lega sembra capace di organizzare un progetto di cambiamento in cui, con abilità di manovra, mescola proposte per riorientare il sistema istituzionale ed amministrativo dello Stato verso un modello  che sancisca di fatto la fine dello stesso in quanto Stato nazionale, scambiando il proprio appoggio ai bisogni immediati di difesa del Presidente del Consiglio, perseguitato in maniera illegittima da un accanimento giudiziario e madiatico, con la mancata attenzione, da parte del Popolo della Libertà, alle conseguenze di lungo periodo di un progetto di cambiamento percepito positivamente solo da una parte minoritaria del proprio elettorato e più in generale dagli italiani nel loro complesso. Con grave danno delle prospettive future.


Voglio qui dire che questo federalismo, proposto in una cornice in cui il controbilanciamento istituzionale a tutela delle ragioni di fondo dell'Unità Nazionale è vago, aleatorio e non ipotizzabile come certo, mentre evidenti segnali di disprezzo vengono continuamente dati dai rappresentanti della Lega nei confronti dei simboli di questa Unità, non può restare troppo a lungo senza adeguato approfondimento politico e questo, in un futuro a breve, potrebbe determinare per un evolversi in direzioni non auspicabili del quadro.

     

Non mi stancherò di ripetere che l'errore di fondo stà nella concezione del ruolo del partito come semplice ripetitore propagandistico e che in troppi non riescono a concepirlo come espressione di un sistema autonomo di valori, dove la delega dal basso, comune nei partiti delle società occidentali europee, determina l'autorità dei dirigenti di partito, e in cui il ruolo del leader carismatico si esercita nel rispetto  delle regole  che sovraintendono a tutti i livelli il comportamento dei dirigenti, lui compreso anche se  è  il fondatore storico del movimento.

 

 
Senza una modifica profonda del Partito, uscito dal Congresso di Roma che sta gravemente mancando alla sua funzione di cinghia di trasmissione con la società italiana e che appare sempre di più come una aggregazione di beneficiati, incapaci di affrontare il confronto sui contenuti a qualsiasi livello questo si manifesti necessario, la capacità di governo dimostrata da Berlusconi ed i suoi Ministri nel gestire la crisi italiana nel contesto mondiale non sarà sufficente a gestire il rapporto con gli italiani e a respingere la costante azione di delegittimazione che con alterni risultati accompagna il tentativo berlusconiano di riformare l'Italia.


Ed è per questo motivo che una delle più forsennate campagne di delittimazione in corso del leader del Popolo della Libertà, quella che ha come tema suggerito  l'appoggio dato alla nascita di Forza Italia  dalla ipotizzata saldatura tra forze di apparati dello stato e la mafia con le stragi all'inizio degli anni novanta, ha  da parte del partito berlusconiano inadeguate risposte sul territorio e il web si riempie di accuse inventate di sana pianta, di scenari  fumosi di fatto inconsistente, nell'attesa che qualche altro balbettante pentito mantenga aperta, con nuove rivelazioni, l'eterna storia del complotto che impedisce di realizzare nuovi e più avanzati equilibri di democrazia e giustizia sociale. Ed il tentativo di censurare, come risposta il Web, è un rimedio ancor peggiore del male che si vuol combattere.


Una campagna che non adeguatamente contrastata dal Pdl, sta mettendo radici profonde nella coscenza delle nuove generazioni, confluendo, come un ulteriore rivolo inquinato, al lago nero della dietrologia, su cui una opposizione senza progetto affida una parte consistente delle proprie speranze future.


Ed in questo contesto, gravissimo errore sarebbe  lo scegliere il gioco tattico dei dispetti tra i fondatori del Pdl, evitando di coinvolgere  una base politica di uomini e donne pensanti nel confronto sui temi, per scegliere  invece il plauso degli interessati "clientes" che invitano a rotture e scomuniche e separazioni. Queste avrebbero come unica soluzione la rottura dell'unico blocco sociale in grado di tenere unito il paese di fronte alle straordinarie difficoltà di questa stagione politica.


La crisi che ha investito la società italiana nostro malgrado, richiede l'appoggio di un consenso meditato, informato e consapevole, e di un partito che elabori progetti, li adatti alle diverse realtà, si confronti e si scontri al suo interno, con regole funzionali ad incanalarne i lavori e a farne condividere le conclusioni al suo interno e a diffonderle agli elettori.


Le conventions e le passarelle non bastano più, sono state forse anche necessarie a galvanizzare i partecipanti quando il movimento si coagulò allo "stato nascente", intorno alla proposta berlusconiana, per arginare il disastro di una vittoria della "gioiosa macchina da guerra" di Ochetto, ma... hanno fatto il loro tempo. Come hanno fatto il loro tempo le assemblee plaudenti senza dibattito, le comunicazioni a senso unico, le riviste agiografiche, i circoli di supporter di questo o quel leader grande o piccolo, con cui al massimo si fa del turismo politico per ritrovarsi di tanto in tanto riuniti in una piazza d' Italia a fare da spettatori di una recita e non gli attori di un evento capace di incidere sul futuro del Paese.

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