DIEGO ZANDEL propone l'articolo di N.Milani
UNO STATO A PROPRIETA' PRIVATA (con un articolo di Nelida Milani)
14/11/2008
Su “La voce del popolo”, quotidiano della minoranza italiana in Croazia, dello scorso 31 ottobre, Nelida Milani ha scritto un corsivo dal titolo “Il sogno di Tudijman si è fatto realtà” che riprendo quasi integralmente (eliminati solo i riferimenti, anche linguistici, strettamente croati). Si vedrà che il malessere che denuncia la scrittrice e i problemi che solleva sono molto simili a quelli vissuti nell’Italia di Berlusconi.
Tudijman e Berlusconi, due espressioni di quella “democratura”, per usare un termine usato da Predrag Matvejevic’, ovvero l’autoritarismo sostanziale in un quadro formale di democrazia, che, per il consenso che ricevono, ritengono il Paese in cui sono stati eletti per governare, come una cosa di loro proprietà.
Tudijman non c’è più, ma evidentemente il suo partito di destra al governo, l’HDZ, ha fatto propria la sua cultura. Per quanto, riguarda Berlusconi, l’ultimo esempio emblematico è quello dell’incontro con il presidente brasiliano Lula, dove, del tutto inconsapevole di mescolare un aspetto del tutto privato, imprenditorial-personale, come quello di presidente del Milan con il ruolo di Stato che ricopre e nella cui veste incontrava Lula, ha portato i giocatori brasiliani della sua squadra. E’ un dettaglio minimo, certo, direbbe qualcuno, con tutti i problemi che esistono in Italia, ma intanto è attraverso queste cose che s’infiltra l’umiliazione delle istituzioni e, di conseguenza, della democrazia.
L'ARTICOLO DI NELIDA MILANI
Il nepotismo era l’argomento della serata dello scorso lunedì. Un nepotismo che si è allargato e ha contagiato tutto il parentado. Che ha proliferato e ha colonizzato tutto il Paese. Posti prioritari dei figli dei boiardi, poltrone assicurate dai papà, guadagni protetti e svincolati da meriti e risultati, rapido e discrezionale avanzamento in servizio, modi tra il piratesco e l’autoritario, commissioni su misura, premi e incentivi vari, indennità di funzione e “indennità di silenzio”.
Ognuno s’è ritagliato la propria fettina di onnipotenza. Un ricco bestiario di mogli mariti suoceri generi nuore sorelle. Sono loro i veri vincitori della grande lotteria nazionale. Insieme a molti politici, manager e speculatori. Sono i nuovi nababbi (...).
È la catena di S. Antonio e nessuno gli può far niente! Nessun controllo democratico. Un folto esercito di quadri e dirigenti che mantengono saldi nelle proprie mani privilegi a non finire e facilitazioni che riguardano soprattutto la possibilità di avere condizioni preferenziali, di sedere nei consigli di amministrazione di enti statali e strutture comunali e conteali, di gestire le attività legali, assistenziali e fiscali, di sperperare un patrimonio immobiliare di non poco conto. Con retribuzioni che si muovono a senso unico, verso l’alto. Pubblico e privato, guardie e ladri: tutti uniti nel difendere la loro isoletta dorata. Tutti nella botte di ferro dell’omertà. Protezionismo, particolarismo, egoismo: la sacra trinità di una passione immortale. Altroché patriottismo, meritocrazia,coscienza di un destino comune!
C’è rimedio? Quali i rimedi? (...)
Si potrebbe far leva sull’opinione pubblica...
Ma su quale opinione pubblica? Su quella che non riesce a rivedere con il voto la propria hit parade locale, conteale, nazionale? (...) Sul basso profilo di una popolazione non informata, mezza analfabeta, senza alcuna cultura laica borghese, ancorata alla mentalità tribale, alla consanguineità patriarcale? Dunque una pubblica opinione inesistente!
E come altro potrebbe essere se la popolazione è spiazzata, frustrata, delusa, impotente, non sa più nemmeno indignarsi perché essa stessa non possiede norme morali, perché con la dissoluzione del regime precedente ha perduto un sistema consolidato di valori di riferimento, cadendo repentinamente in un crescente stato di imbarbarimento civile e di anomia sociale. Povertà e disoccupazione sono fonte continua di anomia. E l’anomia è anche mancanza di norme che danno significato alle chances di vita. Tali norme comportano certamente sanzioni nel caso che vengano violate, ma non è sufficiente la presenza delle sanzioni a garantire una vita dotata di senso. È pure necessario che le norme siano interiorizzate. E qui non sono state interiorizzate. Alla crisi motivazionale si fa fronte allora ritirandosi nel privato, nella lotta per la sopravvivenza, nel silenzio che uccide.
Nulla sorprende più di tanto e nulla sembra scatenare sentimenti particolarmente negativi. Nessuna ondata di indignazione, una grande rassegnazione. La mancanza di fiducia nella classe politica, spesso corrotta e incapace di risolvere i problemi della transizione, ostacola il consolidarsi di un rapporto organico e trasparente tra governati e governanti. Lo stato è percepito dal cittadino distante e irrimediabilmente fallito.
Cosa fare allora?
Rimane l’utopia di un’autentica riforma del sistema, il sogno di un nuovo contratto sociale. Ma come raggiungerlo? Magari con la rivolta di base, magari con una bella rivoluzione di piazza, magari mobilitata da un ruolo più impegnato e pungente dei mass media.
Ragazzi, scherziamo? Come puoi uscire in piazza se non esiste coscienza civile, se le norme etiche non sono state interiorizzate e l’opinione pubblica non può reagire con la forza del senso morale? Come puoi uscire in piazza se non ci sono il sostegno e la mobilitazione dei media, i quali - del dilagante fenomeno del nepotismo - rincorrono di volta in volta e privilegiano soltanto i casi sensazionalistici che il giorno dopo cadono nel dimenticatoio perché uno nuovo incalza?


