PICCOLI EDITORIALI
8 marzo 2010
Il Presidente Berlusconi, sconta oggi l'illusione, spesso tipica di coloro che, provenendo dal mondo dell'imprenditoria, pensano che un sistema gerarchizzato di tipo aziendalistico, possa anche in politica dare risultati positivi.
E' l'adesione fideistica al cosidetto modello del "fare", un sistema che inizialmente può dare qualche illusione di maggiore efficienza, in particolare rispetto ai risultati prodotti da istituzioni o movimenti politici, entrati in crisi per esaurimento delle loro funzioni storiche (nulla è eterno nelle cose umane), ma che storicamente termina sempre con cocenti delusioni.
E' stata una impresa, di cui Silvio Berlusconi potrà sempre vantare il merito, l'evitare che una minoranza sconfitta dalla storia, ma protetta da una magistratura non imparziale, che aveva liquidato i partiti di maggioranza, assumesse il controllo del paese, mentre i partiti di maggioranza venivano costretti a pagare, con la loro scomparsa, il sistema di finanziamento illecito della politica, a cui anche la minoranza aveva pienamente partecipato.
Per arrestare la decadenza che stava colpendo la società italiana all'inizio degli anni novanta, a causa della crisi di rappresentanza determinata dallla sparizione dei partiti coinvolti nell'inchiesta di tangentopoli, Berlusconi fondò un partito, organizzandolo in termini gerarchici con nomine dall'alto. Moltissimi accorsero pensando che una volta superata la fase transitoria tipica dei movimenti politici allo stato nascente, sarebbe stato logico tornare a forme organizzative nuovamente partecipative e democratiche, coerenti con i principi della storia repubblicana, tipiche dei partiti per cui avevano fino ad allora votato.
L'emergenza come condizione permanente del confronto con le coalizioni di sinistra, in un quadro di non legittimazione reciproca, fece a molti trascurare che , in un partito, soluzioni autoritarie di vertice nella scelta delle linee politiche, nella gestione del finanziamento pubblico, nella scelta dei quadri dirigenti, nella formazione delle liste elettorali, con gli eletti di fatto nominati, avrebbe portato, se non strettamente transitoria, ad una degenerazione del sistema con conseguenze nel medio e lungo periodo, peggiori del male che si voleva evitare.
E' per altro vero che la costruzione, in tempi necessariamente rapidissimi, da parte di Silvio Berlusconi, di un nuovo movimento politico che assumesse la rappresentanza degli ideali, dei progetti, delle speranze dei "moderati italiani" derivò "purtroppo" dalla incapacità di auto riforma dei tradizionali partiti di maggioranza della "prima repubblica" e dalla incapacità di risposte politiche e di governo adeguate ad una aggressione mediatica giudiziaria ai limiti dell'eversione. Di questa responsabilità o complicità, molti ne porteranno per sempre il peso, nella loro memoria e storia personale.
Il "si salvi chi puo" resterà mestamente nella memoria collettiva, a rappresentare l'ultimo atto di un periodo, per molti aspetti glorioso, iniziato con la Resistenza, che ha donato all'Italia il ritorno alle regole democratiche, la fondazione della Repubblica, la ricostruzione del paese distrutto dalla guerra, le alleanze con i paesi occidentali per la difesa della libertà minacciata dall'espansione, imposta con le armi, del comunismo.
Qualsiasi errore fatto da Silvio Berlusconi, durante gli anni che vanno dalla sua discesa in campo alla fondazione del Popolo della Libertà, non può farci dimenticare, che senza le sua scelta di impegnarsi direttamente in politica, questo paese avrebbe iniziato un definitivo percorso di decadenza difficilissimo da superare. E che tra difficoltà crescenti degli scenari economici mondiali l'Italia appare governata con accettabili risultati.
Ma questo comunque non consente di eludere il problema.
Ora lo stesso Berlusconi si trova a dover provare, di fronte a questa crisi evidente del Popolo della Libertà, di essere ancora in condizioni di offrire al paese una soluzione per evitare le paludi di una nuova lunga transizione, in cui verrebbe inevitabilmente bruciato quanto di straordinariamente positivo ha fatto in questi anni, dalla nascita di Forza Italia fino alla creazione del nuovo partito, a premessa della raccolta di tutti i moderati italiani in una unica formazione.
Può promuovere lui stessa la trasformazione del Popolo della Libertà, con strutture più adatte a contemperare l' impianto di tipo presidenzialistico con regole di formazione delle decisioni di tipo democratico. Strutture partecipative in grado di realizzare la sintesi delle diverse culture da cui provengono gli iscritti, che altro non solo che l'espressione piu avanzata di quella parte del corpo elettorale di cui si chiede il consenso e che esprime una pluralità di idee che ne è la ricchezza ma che solo la democrazia del confronto consente di amalgamare.
Altrimenti, l'evoluzione naturale degli scenari determinerà, superate le elezioni regionali, che il problema della inadeguatezza dello strumento partito condizionerà negativamente l'azione di governo ed impedirà l'attuazione delle riforme che la società italiana aspetta ormai da troppi anni.
Gli scricchiolii, che udiamo in questi giorni, potrebbero trasformarsi, da segnali di assestamento del Centro Destra verso equilibri più funzionali ed efficienti, nel rapporto con la società italiana, in anticipazioni di scosse di un terremoto dell'intero sistema politico italiano.
Di fronte a queste non rassicuranti ipotesi sarebbe interessante che i vari "pensatoi" del Centro Destra cercassero di promuovere un confonto su quale un modello di partito sarebbe auspicabile per il futuro. Magari aprendo il dibattito anche sul web.
Crediamo che il tempo sia venuto per ricominciare, almeno dal basso, a fare qualcosa, ricordando a tutti che "Dio acceca chi vuol perdere".
INTERVENTI A COMMENTO:
1°
( Diego Zandel)
Renzo Alzetta
2 marzo 2010
Un intervallo più lungo di due mesi
Non si possono infatti sottacere cambiamenti profondi di valutazione su tesi ,sostenute per lungo tempo , evitando di renderli palesi e senza accettare che su questi ,chiunque lo desideri, in particolare chi è stato un abituale interlocutore, possa intervenire per o contestarmi o anche solo per richiedermi spiegazioni.
Durante questi ultimi mesi la politica nel nostro paese ha convulsamente fatto emergere fenomeni vistosi di disagio sociale di fronte alla crisi economica e di incapacità da parte delle forze politiche ed istituzionali di trovare una conciliazione delle differenti visioni per superare i gravi conflitti che ne derivano. Non si è riusciti a concordare su di un minimo comun denominatore per consentire l'affermarsi di un quadro di riferimento che portasse l'Italia ad affrontare con qualche speranza di successo il rischio, ormai evidente di collasso della sua unità statuale , dei vincoli di solidarietà sociale, di tenuta delle sue istituzioni e del modello economico su cui si regge il "sistema paese"
Confesso, con disagio che il mio giudizio problematico sulle scelte del Popolo della Libertà ,successive al suo Congresso di fondazione, che perpetuavano la struttura verticistica, che aveva caratterizzato l'organizzazione di Forza Italia e del suo modello di partito non partecipativo, non più scusabile oggi dalle necessità di un movimento allo stato nascente, si è ulteriormente aggravato .
Un giudizio che non può più essere confinato solo in qualche accenno marginale in una analisi fino ad ora largamente positiva , del ruolo del Popolo della Libertà ,anche in termini di prospettive future , come ho fatto sostanzialmente almeno fino alla fine dell'anno passato,
Quello che in questi primi mesi dell'anno si è rivelato agli occhi degli italiani a proposito del Popolo della Libertà non appare più solo una temporanea malattia della crescita, ma è molto probabile che il disagio si possa trasformare rapidamente in una gravissima degenerazione ,in una infezione che non curata per tempo rischia di distruggere tutte le speranze di riforma delle ormai inadeguate istituzioni nazionali e di trascinare l'intero paese in una definitiva spirale di decadenza.
Sento ,dopo aver tante volte sostenuto le ragioni del centro destra di fronte al tentativo della sinistra italiana di non fare i conti con gli errori ed orrori della sua storia, che altri errori da parte nostra vengono ogni giorno compiuti e tacerne l'esistenza e non cercare la via per impedirli sarebbe una atto disonesto e profondamente disonorevole.
Cercherò nei prossimi giorni di riassumere, per gli amici che vogliono confrontarsi su questi temi, una prima sintesi dei problemi più gravi che , a mio avviso ,dovremmo affrontare nell'area del centro destra , ,per tornare ad esercitare un ruolo realmente incisivo nell'adeguamento degli strumenti necessari a rilanciare un progetto politico vincente.
Per primo, credo, dovremmo cominciare ad affrontare il tema partito e la valutazione del Popolo della Libertà come organizzazione del consenso dell'area di centro destra e della sua adeguatezza a rispondere allo scopo. che noi gli attribuiamo.
In ogni caso, predisponiamoci ad un buon esercizio di autoanalisi.
A tutti i visitatori i migliori auguri di Buon Natale
Una polemica ,cominciata con un mio intervento sul sito di Diego Zandel, è stata accesissima e vale la pena di leggerla: è interessante per l'insopportabile rivendicazione di superiorità morale di alcuni interlocutori, per altri aspetti è un esempio di divisione ,tra italiani, irriducibile :
Cliccare su:
http://www.diegozandel.it/news_dett.asp?id=251
22 Dicembre 2009
E LO CHIAMANO ODIO
E' legittimo per un cittadino pretendere che sul presidente del consiglio del proprio paese NON gravi l'ombra di accuse infamanti come quelle di corruzione di giudici, di testimoni, di evasione fiscale, di falso in bilancio e di altri reati?
No: la magistratura ha ampiamente e indiscutibilmente dimostrato l’esistenza, in una parte di essa, di una marcata politicizzazione di segno contrario al presidente del consiglio inquisito
E' legittimo per un cittadino pretendere che il presidente del consiglio del proprio paese sia del tutto alieno, nell'azione di governo, da interessi personali che riguardino le sue attività, legittime fino al momento di assumere una carica pubblica di così grande rilievo, di imprenditore?
No: il conflitto di interessi è alla luce del sole, i cittadini, informati in particolare dalle opposizioni, possono se insoddisfatti della insufficiente “alienità”, non votarlo, e quindi sono ampiamente tutelati nei loro diritti democratici.
E' legittimo per un cittadino pretendere che il presidente del consiglio del proprio paese, facendosi scudo della sua carica, del consenso di cui gode tra gli elettori, della obbedienza da parte dei ministri del governo che presiede e della maggioranza dei parlamentari che lo sostiene, NON utilizzi il potere che gli deriva per varare leggi che riguardino lui direttamente e i suoi personali affari?
No: è illegittimo per il cittadino pretenderlo perchè nel caso di conflitto di interessi non votarlo alle elezioni successive è deterrente sufficiente ed se le leggi ad personam sono necessarie ad evitare che un giudizio politicizzato lo elimini dalla scena politica, non perchè colpevole ma perchè è avversario politico della parte con cui il magistrato è in sintonia ,è altrettanto illeggittimo chiedere che non si facciano.
E' legittimo per un cittadino pretendere che il presidente del consiglio del proprio paese, accusato di reati gravissimi, affronti i processi che lo riguardano come qualsiasi altro cittadino, semmai ancor più serenamente in chi può fare affidamento su avvocati e studi legali di grido, impossibili per il cittadino comune, oggettivamente privo delle identiche possibilità economiche?
Non è legittimo, perche il tempo sottratto come impegno ed attenzione, e tensione, per difendersi dalle accuse, ancora da dimostrare anche se, gravissime, sarebbe sottratto a quello necessario a governare il paese, come da mandato elettorale. Costringendolo alle dimissioni che sarebbero una conseguenza di un intervento, per altro viziato proprio dalla inimicizia politica dei giudici nei confronti dell’ipotizzato colpevole, sarebbe una alterazione così grave delle regole democratiche da non essere, prevedibilmente, accettabile dalla maggioranza degli italiani.
E' legittimo per un cittadino pretendere di NON essere assimilato e compreso nella categoria generica di italiani e/o popolo dal presidente del consiglio del proprio paese quando afferma di godere del consenso degli italiani e/o del popolo?
No: il Presidente del Consiglio, dopo la sua investitura, è il presidente di tutti gli Italiani e in democrazia quando si dice di godere il consenso del popolo si intende quello derivante dalla vittoria elettorale su altri candidati risultati in minoranza. E’ l’odio nei confronti di Silvio Berlusconi vincitore alle elezioni, che tu Diego dichiari che non esiste, a farti fare una domanda così rivelatrice di un pregiudizio.
E' legittimo per un cittadino, che si oppone alla politica del presidente del consiglio del proprio paese, pretendere di NON essere definito antitaliano o coglione dal presidente del consiglio del proprio paese, ma essere rispettato alla pari dei cittadini che lo sostengono?
Non sempre, se per esempio quel cittadino ha calunniato il presidente del consiglio determinando un danno all’immagine del paese e danneggiandone la complessiva credibilità, è sicuramente un antitaliano, forse inconsapevole, ma di fatto lo è, ed in particolare non mostra molta intelligenza a non sapere distinguere tra l’interesse nazionale, sempre da tutelare, e il bisogno che i suoi soggettivi giudizi siano condivisi costi quello che costi.
Se tutto ciò è legittimo, perché parlare di odio nei confronti del presidente del consiglio del proprio paese, e non invece di cittadini che gli si oppongono, semplicemente, perché, a torto o a ragione, pretendono un'Italia diversa, un'Italia in cui il presidente del consiglio del proprio paese NON sia inquisito dalla magistratura, sul quale NON gravi l'ombra di accuse infamanti, un presidente del consiglio che sia del tutto alieno, nell'azione di governo, da interessi personali, un presidente del consiglio che NON si faccia scudo della sua carica, del consenso di cui gode tra gli elettori, dell'obbedienza da parte di ministri e della maggioranza di cui gode in parlamento per farne un uso proprio e non affrontare i processi?
La retorica Caro Diego è pericolosa da usare, perche vedi che per me le conclusioni contrapposte alle tue, mi fanno dire che tutto quello che con tanta determinazione e buona fede sostieni, per me e per la maggioranza elettorale degli italiani non è scontato e non puoi chiederne la condivisione.
Perché parlare di odio nei confronti del presidente del consiglio del proprio paese, e non invece di cittadini che gli si oppongono semplicemente perché, a torto o a ragione, pretendono quel posto presieduto da un uomo veramente libero da ogni interesse di parte, capace di indirizzare la propria azione di governo nell'interesse generale e che si esprima in ogni atto, manifestazione e parola pubblica nel rispetto delle altre istituzioni indipendenti che rappresentano lo stato e dei cittadini tutti, anche quelli contrari a lui, che ne fanno parte, senza essere considerati antitaliani o coglioni?
E’ odio, ispirato da chi non riesce a capire che le rendite di posizione, in politica, non durano in eterno, e che il popolo in democrazia, alla fine è l’unica fonte di legittimità. Dentro regole che tutelino le minoranze e i diritti degli individui, naturalmente, ma anche su queste, solo il popolo ha il potere finale di decisione.
Stai tranquillo Diego che se in politica o dalla società civile sorgesse “un uomo veramente libero ecc ecc.." gli italiani tutti non se lo farebbero scappare. Per intanto ci teniamo quelli che abbiamo e allora? mi devi dimostrare tu che hai un candidato a presidente del consiglio migliore del mio. E quanto al mio presidente Silvio Berlusconi, mio perchè lo voto e mio perchè è il presidente di tutti gli italiani, non sai quante volte fa cose che non condivido e quanto trovo inadeguato il modello di democrazia interna del Popolo della Libertà, e ne do ogni volta pubblica testimonianza coi mezzi che ho, ma fino ora tutto quello che è comparso come alternativa era terribilmente peggio. E la democrazia è l’arte del possibile e poi dello scegliere.
Lo potrà tornare a fare, semmai, quando tornerà ad essere solo un esponente del suo partito. Non finché gli è stato dato l'onore di vestire i panni di presidente del consiglio della Repubblica Italiana.
Dopo averti contestato tutte le domande che ti sei posto e ci hai posto su questa affermazione quasi concordo con te: da Presidente del Consiglio sarebbe bene che si moderasse un poco nell’esprimere il suo pensiero sugli avversari, ma non credi che i suoi avversari potrebbero essere un poco meno settari (e sono gentile) nel parlare di lui?
Per un certo periodo di tempo mi ha legato a lui una frequentazione abbastanza assidua, per avere noi scritto insieme, con Luigi Da Rold, il saggio “La disinformazione in Commissione Stragi” quasi dieci anni fa.
Poi ho curato, come direttore editoriale, per qualche anno numeri sperimentali de “l’Ircocervo”, rivista politica culturale dell'area del Popolo della Libertà, fino a quando la rivista ha assunto la sua attuale nuova e definitiva veste e ancora da lui diretta.
E un politico serio e un profondo conoscitore della storia politica della repubblica italiana , e le contestazione che ha ricevuto anche da esponenti del Popolo della Libertà, alla determinazione e al tono del suo intervento sono ingiustificate e non plausibili.
Su altre cose ho con lui , in qualche misura dissentito, in particolare ed in tempi più recenti, sulla necessità, di aprire un confronto, fin da subito, sulla auspicabile evoluzione del modello organizzativo di Forza Italia (e oggi, a maggior ragione, sullo stesso problema dovrebbe essere attivato un dibattito all'interno del Popolo della Libertà).
Oggi tutti i partiti della seconda repubblica, presentano un deficit di democrazia che neppure il meccanismo delle primarie, che qualche partito ha affrettatamente varato, è stato capace di rispondere a questa esigenza.
E una presidenza a vita dei fondatori dei partiti nati di recente avrebbe risolto il problema di mantenere, per un lungo periodo, al riparo da forme di snaturamento, sempre possibili, le ragioni di fondo e il progetto all'origine del movimento, efficacemente contemperando questa esigenza con una più articolata dialettica democratica interna.
Indicato il dissenso che riguarda a mio avviso, comunque un aspetto essenziale del fare politica in quest'epoca, voglio riconoscere a Fabrizio Cicchitto il merito di avere, nel suo ultimo intervento alla Camera fatto un discorso importante ed alto, e con la determinazione necessaria, anzi indispensabile.
Le responsabilità del riacutizzarsi della violenza sociale e politica è di precisi e riconoscibili mandanti morali . Violenza, che questa volta ha coinvolto Berlusconi e che in futuro potrebbe colpire alla cieca chiunque, nel complessivo imbarbarimento della società italiana, le cui le conseguenze già si cominciano ad intravedere. Questo doveva,senza sconti, essere con chiarezza denunciato.
Come poi ci si possa rammaricare che, il questo contesto, i sostenitori del Presidente del Consiglio in Parlamento denuncino con decisione il clima di linciaggio, mediatico e non, a cui questo viene sottoposto, lascia per lo meno stupiti.
Gli esponenti della alleanza multicolore, considerano da quindici anni il capo della coalizione azzurra un usurpatore, che ha tolto quello che era loro, per diritto divino: e i magistrati oggi sono sostanzialmente in sintonia con questa idea.
La soluzione sperata, è in gran parte affidato alle decisioni del Presidente della Repubblica, che acconsentendo o respingendo l'eventuale ricorso alle urne, può condizionare in termini determinanti il risultato
Ma nel caso di vittoria degli azzurri, è chiaro a tutti che la Costituzione, che si è voluta irrigidire fino all’estremo, nei suoi aspetti più controversi, derivanti dai compromessi legati alla condizioni storiche della sua promulgazione, non potrebbe in alcun modo essere mantenuta, senza sostanziali e per altro impellenti modifiche, e che attuale assetto della magistratura sarebbe radicalmente rivisto.
In caso di vittoria della coalizione avversaria oltre alle modifiche prevedibili negli assetti televisivi italiani, andrebbe scontato un rafforzamento dei poteri di controllo parlamentare a scapito della velocità di attuazione dei provvedimenti del governo e la definitiva impossibilità di attuare alcuna riforma rispetto agli attuali assetti vigenti.


