Venerdì 18 Novembre 2011
Il governo è insediato e deve cominciare rapidamente governare.
I partiti oltre a controllare il governo, potrebbero anche, tutti, occuparsi di mettere ordine in casa propria. Magari ristabilendo le regole della democrazia interna. Il primo che lo fa... fa bingo!
Il Governo Monti inizia la sua navigazione, con un formale consenso parlamentare di amplissime dimensioni e con una attesa dell’opinione pubblica, piena di speranze di riscatto possibile, rispetto ai negativi giudizi dei mercati, ed insieme di timori per i prezzi che nessuno vorrebbe pagare.
L’appuntamento quindi, con le aule parlamentari, è stato per Mario Monti un successo, a parte qualche scontata rozzezza della Lega, nell’esprimere i motivi del proprio legittimo e comunque politicamente significativo voto contrario.
Il governo ha ricevuto una maggioranza che un tempo avremmo definito “bulgara”, da aule che mostravano emozioni a stento trattenute, di chi a torto o a ragione si sentiva vincente o perdente. In realtà tutti erano, forse inconsapevolmente, perdenti e vincenti, allo stesso tempo.
Questa sobria sfilata di facce, segnate dalla serietà degli impegni precedentemente ricoperti, la noncurante eleganza della sobrietà degli abiti indossati, i gesti controllati ed insieme leggermente impacciati di Mario Monti... insomma il tutto sembrava indicare una volontà di trasmettere la sensazione di un momento di simbolica discontinuità.
Il governo ha ricevuto una maggioranza che un tempo avremmo definito “bulgara”, da aule che mostravano emozioni a stento trattenute, di chi a torto o a ragione si sentiva vincente o perdente. In realtà tutti erano, forse inconsapevolmente, perdenti e vincenti, allo stesso tempo.
Questa sobria sfilata di facce, segnate dalla serietà degli impegni precedentemente ricoperti, la noncurante eleganza della sobrietà degli abiti indossati, i gesti controllati ed insieme leggermente impacciati di Mario Monti... insomma il tutto sembrava indicare una volontà di trasmettere la sensazione di un momento di simbolica discontinuità.
Discontinuità rispetto alle epoche precedenti alla crisi, che colpisce noi e, come si vede, tutta l’Europa e l’intero mondo occidentale, anche se ogni paese ne soffre con peculiarità proprie.
Discontinuità da una cifra stilistica che, dall’epoca degli anni da bere, è sembrata sempre più incanaglire, in un crescendo che sembrava non dovesse avere mai fine.
Discontinuità da una cifra stilistica che, dall’epoca degli anni da bere, è sembrata sempre più incanaglire, in un crescendo che sembrava non dovesse avere mai fine.
Si avvertiva tangibilmente, alla Camera dei Deputati, lo sforzo di Silvio Berlusconi di concedere al governo un appoggio sufficiente, ma non incondizionato, con la volontà di rimontare, di fronte all’opinione pubblica, una condizione, prima psicologica che reale, di sconfitto e di incapacità politica, che la sinistra nel suo insieme, ha cercato, inizialmente con un certo successo, di fargli indossare.
Ma il tentativo che la sinistra ha messo in atto, di intestarsi come una propria vittoria la nascita del governo Monti, in realtà è subito apparso come un tentato scippo, con effetti in termini di credibilità, non particolarmente duraturi nel tempo, e già si avverte, nelle ultime ore, una modifica di atteggiamento su questo tema, da parte dei più avvertiti dirigenti del PD.
Ma il tentativo che la sinistra ha messo in atto, di intestarsi come una propria vittoria la nascita del governo Monti, in realtà è subito apparso come un tentato scippo, con effetti in termini di credibilità, non particolarmente duraturi nel tempo, e già si avverte, nelle ultime ore, una modifica di atteggiamento su questo tema, da parte dei più avvertiti dirigenti del PD.
Le esibizioni muscolari del PDL, testimoniate dal disagio nel partecipare al sostegno di un governo, tutto fatto da uomini e donne non vagliate dal suffragio popolare, rappresentate nei giorni passati da alcuni deputati e senatori azzurri, intenzionati ad impegnarsi nel compito di dimostrare che Silvio Berlusconi aveva ancora supporters capaci di rivendicarne l’onore, sono state quasi completamente fatte rientrare, su disposizione dello stesso leader, per dimostrare che il PDL intero si assumeva la responsabilità di appoggiare lo sforzo del nuovo Presidente (e che quindi senza questo consenso l’esperimento sarebbe destinato al fallimento)
Sforzo così contemporaneamente riconosciuto legittimamente condotto da un governo assolutamente costituzionale, indispensabile per creare le condizioni ottimali per riuscire a respingere l’attacco portato al “Sistema Italia” dai mercati e forse anche da occhiuti potenziali compratori, a prezzi di svendita, di importanti ed appetibili assets italiani.
Sforzo così contemporaneamente riconosciuto legittimamente condotto da un governo assolutamente costituzionale, indispensabile per creare le condizioni ottimali per riuscire a respingere l’attacco portato al “Sistema Italia” dai mercati e forse anche da occhiuti potenziali compratori, a prezzi di svendita, di importanti ed appetibili assets italiani.
In parole semplici il Pdl e Berlusconi concedevano la fiducia, senza ripensamenti almeno a breve, purchè ci si ricordasse che quella fiducia non era una cambiale in bianco, consegnata ad una compagine stimabile di tecnici di valore e di uomini di scienza, ma un investimento razionale, rivendicato come “generoso” dal partito di maggioranza relativa uscito vincente nelle ultime elezioni politiche ed intenzionato a correre, alle prossime elezioni politiche, deciso a riconquistare quel primato.
Una forza usurata, ridotta rispetto all’epoca del mandato, ottenuto quando nel Partito non era ancora maturata la scissione della componente, più strettamente legata, al cofondatore Gianfranco Fini, ma certamente ancora molto ampia anche se non più ancora maggioritaria nel paese.
A questo atteggiamento, plasticamente rappresentato da un partito stretto, in Parlamento, attorno a Berlusconi, con tutti gli interventi dei suoi esponenti, tesi a rivendicarne i meriti, per altro obiettivi nell’intenzione di ricordare che non era stata solo colpa del Governo Berlusconi la causa del ritardo nell’affrontare l’adozione di più incisivi interventi per rilanciare l’economia, si contrapponeva quello del PD, i cui rappresentanti sottolineano di votare, senza se e senza ma, la fiducia al governo Monti e ai suoi ministri.
A questo atteggiamento, plasticamente rappresentato da un partito stretto, in Parlamento, attorno a Berlusconi, con tutti gli interventi dei suoi esponenti, tesi a rivendicarne i meriti, per altro obiettivi nell’intenzione di ricordare che non era stata solo colpa del Governo Berlusconi la causa del ritardo nell’affrontare l’adozione di più incisivi interventi per rilanciare l’economia, si contrapponeva quello del PD, i cui rappresentanti sottolineano di votare, senza se e senza ma, la fiducia al governo Monti e ai suoi ministri.
Sembrerebbe quello del PD un comportamento per rafforzare il senso di una investitura fiduciaria di un gruppo dirigente pronto, senza remore, a votare qualsiasi provvedimento proposto dal nuovo Presidente del Consiglio, sottacendo che eventualmente, in una sorta di divisione dei compiti, il porre problemi sarà affidato alla CGIL, per fare pesare sugli indirizzi del governo le tesi care a tutta la "sinistra" su chi dovrà pagare di più i sacrifici, nella realizzazione del principio dell’equità e chi invece non dovrà essere toccato.
A causa di questo scenario, ha veramente qualche fondamento affermare che stiamo assistendo al “comissariamento” della politica come afferma l’on. Scilipoti, pittoresco capofila di interventi dello stesso genere in Parlamento e fuori? Il Governo Monti è una nuova, in forme inedite, deriva antidemocratica della storia del nostro paese, e che un nuovo conflitto di interessi sta sostituendo quello che con le dimissioni di Berlusconi avrebbe formalmente cessato di esistere?
A causa di questo scenario, ha veramente qualche fondamento affermare che stiamo assistendo al “comissariamento” della politica come afferma l’on. Scilipoti, pittoresco capofila di interventi dello stesso genere in Parlamento e fuori? Il Governo Monti è una nuova, in forme inedite, deriva antidemocratica della storia del nostro paese, e che un nuovo conflitto di interessi sta sostituendo quello che con le dimissioni di Berlusconi avrebbe formalmente cessato di esistere?
Solo, a riflettere, con un poco di attenzione, cercando di evitare di cadere, per l’ennesima volta, nello spirito della convenienza della fazione di appartenenza, riconosceremmo tutti che questi sono ragionamenti capziosi e di nessun significato.
Se solo ci si ricorda che Berlusconi, dopo essere stato titubante, irrisoluto fino alla esasperazione, nello scegliere di illustrare, con chiarezza all’opinione pubblica, la reale gravità della situazione, è poi apparso non avere più una maggioranza sufficiente, al di la dei voti di fiducia richiesti per sventare il coagularsi di un dissenso crescente, da consentirgli scelte diventate, con l'evolversi della situazione, assolutamente indispensabili.
Se solo ci si ricorda che Berlusconi, dopo essere stato titubante, irrisoluto fino alla esasperazione, nello scegliere di illustrare, con chiarezza all’opinione pubblica, la reale gravità della situazione, è poi apparso non avere più una maggioranza sufficiente, al di la dei voti di fiducia richiesti per sventare il coagularsi di un dissenso crescente, da consentirgli scelte diventate, con l'evolversi della situazione, assolutamente indispensabili.
Scelte vissute per altro, all’interno del PDL e dei suoi alleati, come laceranti strappi alle promesse fatte nelle campagne elettorali, quando si ipotizzava di nuovi “miracoli economi“ presto a portata di mano.
Le elezioni anticipate potevano essere la soluzione ottimale per rimediare al fatto che il Governo era di fatto paralizzato, dal timore di una maggioranza spesso in minoranza, in votazioni significative per la tenuta del quadro politico? A prescindere che nessuna delle due coalizioni prevedibili, pur vincendo le elezioni, sarebbe riuscita a governare: quella di Destra perche senza il Terzo Polo non avrebbe avuto la maggioranza al Senato e la Sinistra, pur prevedibilmente essendo maggioritaria, non sarebbe riuscita a restare unita nella gestione della crisi, viste le distanze siderali tra le utopie vendoliane e il pragmatismo degli eredi del vecchio PCI e della sinistra democristiana.
Le elezioni anticipate potevano essere la soluzione ottimale per rimediare al fatto che il Governo era di fatto paralizzato, dal timore di una maggioranza spesso in minoranza, in votazioni significative per la tenuta del quadro politico? A prescindere che nessuna delle due coalizioni prevedibili, pur vincendo le elezioni, sarebbe riuscita a governare: quella di Destra perche senza il Terzo Polo non avrebbe avuto la maggioranza al Senato e la Sinistra, pur prevedibilmente essendo maggioritaria, non sarebbe riuscita a restare unita nella gestione della crisi, viste le distanze siderali tra le utopie vendoliane e il pragmatismo degli eredi del vecchio PCI e della sinistra democristiana.
La democrazia ci sembra si difenda meglio con un governo che termini la legislatura, alla sua scadenza naturale, avendogli i due rami del Parlamento offerto una maggioranza “politica” delle proporzioni di quella raccolta dal Governo Monti, rispetto ad una consultazione per un parlamento di nominati, fatta prima della scadenza naturale del termine della legislatura ,essendosi dimostrato che una maggioranza esiste e, forse esisterà ancora, in Parlamento, e chi volesse, solo per giochi di convenienza di fazione o personali, determinarne, senza un credibile motivo, la scomparsa, segnerebbe anche la sua fine politica e quella del suo movimento, anche se impegnasse tutti i mezzi di comunicazione possibili o riempisse per contro tutte le piazze di indignados.
La nascita del Governo Monti con i suoi tecnocrati e come governo super partes, nasce purtroppo dal fallimento di una classe politica di destra e di sinistra che si è mostrata incapace di portare a termine, anche gli aspetti più elementari dei propri sogni, restando di fatto paralizzata in una serie di veti incrociati, e le coalizioni elettorali contrapposte non sono riuscite, da sole, a trovare un punto di incontro e di reciproco riconoscimento, durante l’arco dell’intero ventennio che precede questi burrascosi eventi, in cui tutti siamo immersi.
La nascita del Governo Monti con i suoi tecnocrati e come governo super partes, nasce purtroppo dal fallimento di una classe politica di destra e di sinistra che si è mostrata incapace di portare a termine, anche gli aspetti più elementari dei propri sogni, restando di fatto paralizzata in una serie di veti incrociati, e le coalizioni elettorali contrapposte non sono riuscite, da sole, a trovare un punto di incontro e di reciproco riconoscimento, durante l’arco dell’intero ventennio che precede questi burrascosi eventi, in cui tutti siamo immersi.
Il governo Monti non è il frutto di una fantomatica imposizione internazionale, è invece una possibile soluzione temporanea, di cui tutti i partiti e i movimenti politici dei nostro paese dovrebbero sapere approfittare, promosso con pazienza certosina da uno dei migliori presidenti della Repubblica della storia d’ Italia. (e lo riconosco anche io, che palesemente, certo non solo stato particolarmente aperto alle ragioni e agli obiettivi della sua antica militanza politica), per consentire un attimo di tregua ad un logoramento politico istituzionale, che sembrava ormai definitivo.
Partiti e movimenti che potrebbero utilizzare questo tempo, senza certo abbandonando le loro funzioni di controllo parlamentare sul governo e di interpreti della società, per fare pulizia in casa propria di tutte quelle incrostazioni, dove il clientelismo si collega con il malaffare, dove la discrezionalità dà adito agli sprechi e alle dissipazioni, per cercare di ripensare anche ai propri modelli organizzativi nella raccolta del consenso.
Partiti e movimenti che potrebbero utilizzare questo tempo, senza certo abbandonando le loro funzioni di controllo parlamentare sul governo e di interpreti della società, per fare pulizia in casa propria di tutte quelle incrostazioni, dove il clientelismo si collega con il malaffare, dove la discrezionalità dà adito agli sprechi e alle dissipazioni, per cercare di ripensare anche ai propri modelli organizzativi nella raccolta del consenso.
Potrebbero riflettere i loro fondatori, dirigenti, leaders carismatici ed aspiranti successori, sui vantaggi di ritrovare nel raccordo con i principi della democrazia partecipativa ed inclusiva, il filtro indispensabile per la selezione delle future classi dirigenti e per l’indicazione dei candidati alle cariche di partito e alle cariche pubbliche, ricostruendo le funzioni salvifiche delle deleghe dal basso partendo dalle assemblee congressuali di base.
Fondamentale sarebbe poi ridurre al minimo il metodo delle cooptazioni che è il prodromo della costruzione delle catene di interessi, delle cricche, delle burocrazie interne, dei triplici incarichi, e di quanto altro di negativo in questi ultimi anni, la politica ha saputo offrire e da cui nessun partito può ritenersi completamente escluso.
Fondamentale sarebbe poi ridurre al minimo il metodo delle cooptazioni che è il prodromo della costruzione delle catene di interessi, delle cricche, delle burocrazie interne, dei triplici incarichi, e di quanto altro di negativo in questi ultimi anni, la politica ha saputo offrire e da cui nessun partito può ritenersi completamente escluso.
Sarebbe certo molto più opportuno che si dedicassero, per qualche mese, a questo compito, piuttosto che impegnarsi ad organizzare gli strumenti per una campagna elettorale prossima ventura che, se dovesse essere combattuta con gli stessi mezzi e modelli delle ultime, darebbe ancora una volta, come risultato, l’ingovernabilità del paese e conseguentemente la nostra definitiva discesa agli inferi della decadenza, dopo aver fatto default.
Mercoledì 16 Novembre 2011 18:28
Politica - Politica Italiana
Mario Monti, come era previsto, dopo un iniziale sconcerto dell'opinione pubblica, che sembrava intuire un sotterraneo ribollire di forze contrarie, concentrate a creare ostacoli sul cammino del Sen. Monti nella costituzione del suo governo, ha sciolto la riserva.
Ha presentato così un governo che, per omogeneità, compattezza, autorevolezza, capacità decisionale e "grinta", potrebbe perfino lasciare perplessi di tanta forza messa in campo, di fronte alla provenienza "non politica" di tutti i suoi componenti, nessuno scelto dal corpo elettorale.
Eccoli i ministri del nuovo esecutivo: Presidente del Consiglio e Ministro ad interim dell'Economia e Finanze: Mario Monti, Ministro degli Esteri: Giulio Terzi di Sant'Agata, Ministro dell'Interno: Anna Maria Cancellieri, Ministro di Grazia e Giustizia: Paola Severino, Ministro della Difesa Ammiraglio: Gianpaolo di Paola, Ministro dello Sviluppo Economico e infrastrutture: Corrado Passera, Ministro dell'Ambiente: Corrado Clini, Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali: Elsa Fornero, Ministro della Salute: Renato Balduzzi, Ministro dell'Istruzione: Francesco Profumo, Ministro dei Beni Culturali: Lorenzo Ornaghi, Ministro per l'Agricoltura e Foreste: Mario Catania.
Il voto di fiducia, domani in Senato alle 20.30 , dopo che alle 13 il premier sarà intervenuto in aula, alle 13.30 sospensione dei lavori per consentire a Monti di consegnare e integrare il testo del suo discorso alla Camera. Dalle 14 alle 18 discussione generale, alle 18.30 la replica di Monti.
Alle 19 dichiarazioni di voto e prima chiama sulla fiducia alle 20.30. La votazione nell'aula della Camera sulla fiducia al governo Monti si terrà venerdì alle ore 14.
Cercheremo da domani di presentare i Ministri , in maniera non banale, tentando di evidenziare i difficili compiti che ciascuno di loro si troverà ad affrontare nei prossimi mesi.
Nda Parlando del Presidente del Consiglio, spero che mi si perdonerà una sottolineatura sugli aspetti positivi (per altro subito citati dai media) della sua formazione all'Istituto Leone XIII di Milano, retto dai Padri Gesuiti, in cui un modello di educazione scolastica, ma non solo, antico, ma perennemente aggiornato, continua a produrre, in ogni epoca, alcuni grandi cattolici e qualche grande laico, quasi sempre impegnati nel tentativo di contemperare gli impegni di una vita privata ed il raggiungimento di traguardi diversi, a cui ogni essere umano aspira a secondo della propria personale natura, con il servizio ad un "principio superiore", che quell'insegnamento invita a ricercare.
Esempi per mille altri ,che nella stessa scia, con minore rilevanza, hanno tentato di incamminarsi, al servizio della propria coscienza più che del proprio interesse. (Gli ex alunni di quella scuola milanese, tra cui immeritatamente si colloca l'autore di questo articolo, con maggiore o minore supplace, possono riflettere, oggi, su un interiore motivo in più, per ricordare gli anni lontani della propria formazione).
Sabato 12 Novembre 2011
Il Parlamento ha approvato, con il voto favorevole anche dei deputati Centristi, il ddl Stabilità. Ad evidenziare le tensioni e le difficoltà di trovare una atmosfera che faciliti i successivi passi per arrivare al varo del governo Monti prima della riapertura dei mercati, lunedi mattina, Franceschini a nome del Pd non ha rinunciato assegnare, nel suo intervento, al Governo e alla maggioranza uscente, il ruolo degli sconfitti e il capogruppo del Pdl Cicchitto gli ha replicato, con non mascherata durezza.
Cicchitto ha voluto così respingere quella che, ai deputati Berlusconiani, deve essere apparsa come una posizione inutilmente provocatoria ed incoerente, da parte chi si dichara disponibile a sostenere il governo Monti, che per nascere ha bisogno degli indispensabili voti del PdL.
Se il buongiorno si vede dal mattino, qualche difficoltà deve ancora essere prevista.
Ora inizia la parte più difficile della giornata di Berlusconi, che salirà al Quirinale, dopo l'ultimo consiglio dei Ministri del suo Governo e dopo che il Comitato di Presidenza del PdL, che si terrà a Palazzo Grazioli, avrà definito gli ultimi dettagli di una linea, sicuramente sofferta e non da tutti ritenuta senza alternative.
A cornice, in una Roma in percepibile attesa, una folla di avversari dell'attuale governo staziona, di fronte ai portoni di tutte le sedi in cui si svolgeranno i vari passaggi di questo pomeriggio politico, con grida di "dimissioni, dimissioni" ad ogni passaggio dei più conosciuti esponenti del Governo dimissionario.
Da domani speriamo nella fase "costruttiva" e auguriamoci che riesca. Poi ci saranno i tempi e i modi per analizzare come si è arrivati a questo, quali gli errori, di chi le colpe e anche di verificare se tutto è chiaro e trasparente o se le ombre intraviste, di sconosciuti "giocatori" esterni, nascondano qualcosa di più concreto delle immancabili dietrologiche ipotesi di scuola.
Per ora, per prima cosa, salvare il Paese.
Domenica 13 Novembre 2011 20:09
Domenica 13 Novembre 2011 20:09
Berlusconi non si arrende
Berlusconi interviene con un videomessaggio: raddoppierò il mio impegno per l'Italia
" E’ chiaro a tutti che oggi non esiste un’alternativa politica rispetto al nostro governo, che ha servito l’Italia col supporto della maggioranza espressa dal voto degli italiani. Al tempo stesso, nella libertà e responsabilità delle nostre decisioni e secondo il principio di delega parlamentare che è il cuore del processo democratico in Italia, siamo pronti a favorire gli sforzi del Presidente della Repubblica per dare subito al Paese un governo di elevato profilo tecnico, reso forte da un largo consenso parlamentare.
Subito dopo l’approvazione della legge di stabilità, come avevo annunciato, ho rassegnato le dimissioni da presidente del Consiglio. L’ho fatto per senso di responsabilità, per senso dello Stato, per evitare all’Italia un nuovo attacco dalla speculazione finanziaria, senza essere mai sfiduciato dal Parlamento, dove possiamo contare tuttora sulla maggioranza assoluta.
E’ stato triste vedere che un gesto responsabile e, se permettete, generoso come le dimissioni, sia stato accolto con fischi ed insulti. Ma per le centinaia di manifestanti che erano in piazza, milioni di italiani sanno che abbiamo fatto in coscienza tutto il possibile per preservare le nostre famiglie e le nostre imprese dalla crisi globale che ha colpito tutti i Paesi avanzati.
L’Italia e gli italiani devono realizzare al più presto le riforme concordate con l’Europa per uscire più forti da questa prova. Qualunque sia il prossimo governo nessuno potrà portarci via la nostra sovranità e la nostra autonomia nelle decisioni. Siamo un grande Paese. E’ arrivato il momento di mettere alle spalle ogni faziosità o gratuita aggressività.
Dobbiamo uniti far fronte a una crisi che non è nata in Italia, che non è nata sul nostro debito, che non è nata sulle nostre banche e neppure in Europa: è una crisi che è diventata crisi della nostra moneta comune, dell’euro, che non ha il sostegno che ogni moneta deve avere. Il sostegno di una banca garante della moneta, che invece hanno il dollaro e la sterlina. Questo deve diventare la Bce se vogliamo salvare l’euro e con esso l’Europa.
Ringrazio comunque gli italiani, grazie per l’affetto, per la forza che ci avete trasmesso e che ci hanno permesso di raggiungere molti degli obiettivi che ci eravamo prefissi fin dal 1994, dal giorno in cui annunciai la mia discesa in campo. Raddoppierò il mio impegno in Parlamento e nelle istituzioni.
Non mi attendo riconoscimenti, ma non mi arrenderò finché non saremo riusciti a modernizzare l’Italia, riformando la sua architettura istituzionale, il suo sistema giudiziario, il suo regime fiscale, finchè non saremo riusciti a liberare il paese dagli egoismi, dalle incrostazioni ideologiche, che gli impediscono di sviluppare le sue potenzialità."
Chi scrive questo commento ha veramente creduto che la discesa in campo di Berlusconi rappresentasse l'unica alternativa possibile per impedire la vittoria della gioiosa macchina da guerra di Achille Ochetto, giustamente scomparso dagli orizzonti politici italiani da lungo tempo, con la gravissima responsabilità di essere stato, con la sua pretesa di far vincere dopo la caduta del muro di Berlino, il partito che in Italia era stato il rappresentante di chi quel muro lo aveva costruito e insanguinato per decenni, utilizzando lo spazio aperto da una magistratura inquirente, che eliminava per via giudiziaria, con gli avvisi di garanzia solo i partiti filoccidentali e graziava di fatto gli altri.
Ed è una piacevole sorpresa della Storia che sia un altro erede della stessa storia ed esperienza politica di Ochetto, a prendere in mano l'Italia affaticata ed esaurita da una crisi economica e sociale lacerante, che purtroppo Berlusconi ed il suo Governo hanno scelto di sottovalutare, pur se nella sua fase iniziale di questa crisi erano stati capaci di attivare strumenti di protezione sociale in grado di alleviarne i primi impatti negativi. Napolitano ha gestito con straordinaria intelligenza, abilità e correttezza, formale e sostanziale, i difficili passaggi che hanno portato Berlusconi alle dimissioni e all'appoggio del futuro governo, a certe condizioni, del tentativo di Monti, impegnandosi a votarlo insieme ai suoi "nemici" dell'altro ieri.
E confesso che ho ascoltato con attenzione e simpatia il suo discorso di ieri sera alla televisione, qui riportato nei suoi punti più significativi, pur essendo fortemente critico, su scelte che Berlusconi ha progressivamente e con pervicacia effettuato, quando era riuscito a raccogliere il massimo dei consensi, trasformando il progetto della rivoluzione liberale in uno slogan privo di riscontri, riempiendo di frustrazioni coloro che, oltre al resto, si sentivano inermi di fronte ai "tradimenti", quelli sì veri ed ingiustificati, di chi abbandonava i progetti iniziali sui cui tutti eravamo uniti nei primi anni dopo la discesa in campo, per scegliere un acritico "servizio" al leader e non quello che si sarebbe dovuto prestare al paese.
Ho avuto un attimo di ammirazione per questa volontà di non arrendersi, e ho accarezzato per un attimo la speranza che se riuscisse a capire che per lui questa potrebbe essere l'occasione di stupire tutti coloro, che oggi giocano al tentativo di chiuderlo in una damnazio memorie che in realtà così non merita, se solo si impegnasse con generosità a fornire al nuovo governo tutto l'appoggio e tutto il tempo, per aiutarlo a vincere la sfida per cui è nato.
Mi rendo per altro conto che questo sogno, che assegnerebbe a Berlusconi, un ruolo alla fine più positivo da quello che oggi viene percepito dall'opinione pubblica nel paese, non è certo facilissimo che si avveri. Ma ritengo che questa è l'unica strada onorevole che gli resta.
15 Ottobre 2011 dalle ore 17
Il corteo degli "indignati" degenera, per le infiltrazioni dei Black Block, in drammatrici scontri che coinvolgono anche parte dei manifestanti, in violentissimi corpo a corpo con le forze dell'ordine. I rischi altissimi per l'incolumità delle persone che intendevano protestare pacificamente per le conseguenze della crisi economica mondiale sulle proprie condizioni di vita.
Mentre scriviamo, siamo di fronte alle scene che gli aggiornamenti televisivi ci offrono in tempo reale, le riflessioni che lo spettacolo di una violenza, evidentemente programmata, suscita, sono di tristezza e sconcerto.
Malgrado una regia eversiva, che dovrà essere comunque denunciata e i cui responsabili, con decisione, puniti, è possibile che il Governo, rappresentante di una maggioranza in affanno, contrapposta ad un
a minoranza da sempre "nemica", non possa gestire in maniera accettabile una situazione di incomunicabilità sociale e politica, come quella che oggi appare dividere l'opinione pubblica italiana.
Incomunicabilità sociale e politica di cui, almeno in parte è sicuramente corresponsabile lo stesso Governo. Questa condizione, alla prima occasione può diventare motivo di nuove lacerazioni nel legittimo confronto tra schieramenti e l'eversione o la provocazione possono facilmente infiltrarsi e funzionare da detonatore, con il relativo seguito di atti vandalici, incendi, furti, e rischi per le forze dell'ordine come per la pubblica incolumità.
Solo un governo di tregua, meglio se di unità nazionale, votato al più presto a grandissima maggioranza dal Parlamento, può fermare il disastro verso cui stiamo precipitando. E sarebbe auspicabile che fosse lo stesso Presidente del Consiglio a proporlo, per la dignità del paese e la sua personale.
Abbiamo purtroppo superato il livello di guardia che avrebbe consentito, magari con l'uso di una migliore capacità nel gestire una situazione di scollamento della maggioranza, di rassicurare l'opinione pubblica con un voto parlamentare di fiducia, se ottenuto con mezzi meno contestabili: i cittadini si sentono frustrati dalla mancanza di prospettive rispetto al loro, anche immediato, futuro e probabilmente, oggi in larga maggioranza vorrebbero un segno di discontinuità nella gestione della cosa pubblica rispetto all'epoca in cui la ripresa economica veniva annunciata come ormai vicinissima e la crisi gia alle nostre spalle.
Comunque sarebbe importantissimo, nei prossimi giorni, mantenere il sangue freddo e tenere aperto ogni canale di dialogo con chi ha opinioni diverse dalle nostre, sia tra i semplici cittadini che ai vertici politici ed istituzioni nazionali.
Separare il significato di una manifestazione imponente di cittadini, espressione di speranze variegate ed anche tra loro conflittuali, di cui si possono sia condividere come invece rifiutare i rimedi proposti, dalla volontà degli infiltrati di provocare l'accendersi di scontri da anticipo di guerra civile, è la premessa indispensabile per contribuire ad allontanare anche la piu lontana ipotesi di spostamenti dal fronte del pacifico confronto a quello del ribellismo della disperazione.
14 ottobre 2011
Berlusconi nella tempesta riconferma la sua maggioranza
Risultato della votazione alla Camera dei Deputati: Per il Governo 316 voti, nella votazione richiesta sulla fiducia, contro 301. Berlusconi, evidentemente soddisfatto, chiude "l'incidente" sulla mancata approvazione dell'Articolo 1 del rendiconto del Bilancio dello Stato, ed anticipa che in serata incontrerà Napolitano per "parlare" della successione di Mario Draghi alla Banca d'Italia.
Il Presidente del Consiglio, malgrado l'aggravarsi delle tensioni nella maggioranza, ha dimostrato di essere capace di regolarle. I deputati, che anche all'interno delle file della sua attuale maggioranza, sono critici sull'attività del governo, si sono accontentati di dare solo un avvertimento.
La votazione odierna, pur non risolvendo i problemi del Governo, che continua una navigazione a vista, rischiosissima per il paese, in assenza per ora di alternative da parte della opposizione, concede a Silvio Berlusconi una tregua di cui aveva estremo bisogno.
Da segnalare il comportamento dei Radicali che hanno scelto di votare contro, ma di non partecipare all"aventino" inscenato dalle opposizioni, con la non partecipazione alla votazione alla prima chiamata, in questo coerenti con il loro tradizionale dissenso, all'uso di "tattiche" rispetto alle forme trasparenti nell'esprimere le proprie valutazioni politiche
Se il Presidente del Consiglio sarà capace di utilizzare questo spiraglio temporale per uscire dalla paralisi, in cui ha precipitato l'attività di governo, potrebbe piu credibilmente misurarsi con l'ambiguo e pericoloso movimento degli "indignati" che potrebbe iniziare, forse da domani, a creare, anche in Italia seri problemi di ordine pubblico.
09 Ottobre 2011
Il lento suicidio del Popolo della Libertà.
Mentre i tre partiti (Pd, Italia dei Valori e Sel), che compongono la coalizione di sinistra, potrebbe affrontare battendola, secondo i sondaggi attuali, una coalizione di Centro-destra composta dalla Lega e dal Pdl e altri, senza poi riuscire a trovare una intesa di governo, nè in politica interna nè in politica estera, in grado di affrontare anche solo il primo semestre della legislatura, il centro destra sembra sempre più in preda alle convulsioni del mal digerito assemblaggio delle sue varie anime, a cui la leadership berlusconiana non è più in grado di porre rimedio.
L’incapacità di Berlusconi di misurarsi con la costruzione di un movimento politico che avesse il respiro storico per rispondere alle sfide emerse dopo la caduta del muro di Berlino - sfide che investivano duramente la società italiana, per di più disorientata dalla parzialità con cui la magistratura aveva condotto l’indagine nota come “Mani pulite”, selezionando arbitrariamente quali partiti colpire e quali risparmiare, e guarda caso risparmiando proprio i partiti già alleati con i collassati regimi dell’est europeo - sta conducendo la “seconda” repubblica ad una paralisi che la avvita in una decadenza senza fine, mentre il governo, da lui presieduto, procede senza rotta tra la “Scilla” di una crisi economica mondiale e lo scoglio di “Cariddi” dell’irrisolto conflitto di interessi, aggravato dai comportamenti privati del Presidente del Consiglio, percepiti da un numero crescente di suoi elettori come poco consoni al ruolo istituzionale ricoperto.
Il problema della struttura privatistico-proprietaria del partito berlusconiano è stato per lungo tempo lungamente sottovalutato, anche dai più avvertiti tra i suoi votanti, rispetto ai temi della democrazia interna e alle conseguenze negative di classi dirigenti selezionate più dalla propensione all’obbedienza che dalla coltivazione di una coscienza critica, quale salvaguardia contro la cortigianeria sempre imperante, nei partiti a deriva presidenzialistica, quando la sfiducia del leader, non può neppure essere ipotizzata.
Passato il periodo iniziale della vita del movimento, già nell’epoca appena precedente alla “svolta del predellino” e alla successiva fondazione del Popolo della Libertà, si incominciavano ad intravedere le gravissime conseguenze, di un movimento composto da nominati sia alle cariche di partito che ai ruoli parlamentari, in assenza di regolari assemblee di iscritti e congressi periodicamente convocati. Nessun luogo in cui democraticamente confrontarsi, riunioni di notabili a ribadire acritiche fedeltà, parate di "supporters" e manifestazioni spettacolo, radicamento territoriale disomogeneo e inquinato da cordate affaristiche prevalenti in molte aree del paese.
Ma è stato proprio il definitivo ruolo assunto da Silvio Berlusconi di “dominus” assoluto e a vita, con una maggioranza parlamentare “blindata”, anche di fronte al rischio di defezioni in corso di legislatura bilanciato da transfughi di segno contrario”, di fatto obbligata a durare, senza altro obiettivo che la durata, fino al termine ultimo fissato per il rinnovo delle camere, che ha distrutto definitivamente ogni possibilità di dialettica interna e che ha bloccato, con veti incrociati tra alleati, l’attività di un governo nato con la più ampia maggioranza in virtù di una legge elettorale, che oggi l’opinione pubblica chiede giustamente sia cambiata, per tornare a disporre del diritto-dovere di partecipare alla scelta dei propri rappresentanti.
Fini non è purtroppo riuscito nell’intento di aprire una dialettica, che consentisse l’emergere di costumi più coerenti con le tradizioni democratiche nella gestione dei rapporti interni del Pdl, e senza un confronto libero da condizionamenti da parte di un potere assoluto, oggi sembra difficile ipotizzare che il balletto delle parole in libertà delle dichiarazioni alla stampa di questo o quel notabile, possano far intravedere soluzioni al nodo gordiano degli interessi palesi e occulti, che impediscono al centrodestra di indicare un percorso al proprio elettorato che ne recuperi la fiducia che tutti i recenti sondaggi indicano in caduta libera.
Solo il passo indietro di Berlusconi, contemporaneamente a molti passi indietro dei dirigenti che ne hanno determinato, con l’acritica obbedienza dell’ultimo decennio, la decadenza, potrebbe permettere, ad una generazione di quarantenni, di restaurare le regole essenziale per fare sperare che nel tempo si verifichi la rinascita di un movimento politico coerente con le istituzioni democratiche, salvando quanto di buono c'era nel progetto iniziale di Forza Italia e del Popolo della Libertà.
Il futuro della Lega sarà strettamente condizionato da quanto avverrà, in tale senso nel partito berlusconiano: anche questo partito mostra i segni di un usura, a cui la sclerosi di un vertice in difficoltà non può opporre che il richiamo ad identità di fantasia, che nulla possono opporre alla stringente realtà dei tempi in cui siamo chiamati a vivere.
Dubitiamo però, malgrado il frusciare di documenti di cui si annuncia di tanto in tanto l'arrivo, che nel centro destra ci sia la forza di mettere Berlusconi di fronte a questa unica scelta che ne salverebbe il ruolo di leader, ancora per molto tempo, con un atto di forza che determinando la caduta del governo, apra la strada ad una crisi al buio, senza che una maggioranza alternativa sia stata già ipotizzata come possibile.
L’epoca, le circostanze, gli scenari obbligherebbero comunque Berlusconi a superare la tentazione di uno scontro elettorale immediato per cercare di centrare ancora l’obiettivo di tornare al governo dopo la riconquistata di una maggioranza di modesto margine contrapposto ad una minoranza: nell’attuale contesto italiano nessuno sarebbe in grado di governare in queste condizioni, senza che una tregua svelenisca preliminarmente gli animi che invece sarebbero ancor più incattiviti dopo uno scontro elettorale di virulenza facilmente prevedibile.
E coloro che per anni, pur se con qualche temporanea esitazione, lo hanno sempre comunque sostenuto, dovranno comunque farlo presente a Silvio Berlusconi, se vorranno salvare il significato della loro partecipazione consapevole a questa avventura politica, ed insieme riaffermare la dignità ed il valore che determinarono le loro scelte in tal senso.
Oggi possiamo solo sperare che Berlusconi capisca che, continuando così, non si può andare da nessuna parte, e che chi gli consiglia di resistere, lo fa per approfittare dei tempi concessi da una sua sopravvivenza senza onore, per sistemare le ultime partite personali, prima di un disastro che tutti coinvolgerà, “in primis” il futuro del nostro paese.
Ma che questo condanni l’Italia alla decadenza per “i cortigiani” non ha mai troppo importato.Esiste una possibilità che Berlusconi, rifiutando di fare un passo indietro, nella convinzione di essere in grado di terminare la legislatura e di vincere le successive elezioni, comunque riesca ad invertire il processo di logoramento della sua immagine, ridando slancio ad una azione di governo che oggi si presenta impacciata, senza una precisa direzione di marcia, subendo gli avvenimenti senza mai aggredire alla radice i problemi e dando al movimento da lui creato il ruolo storico per cui aveva ricevuto per anni i consensi che alla fine ha sprecato?
Tutti gli indicatori sembrerebbero dire di no... a suo favore una unica possibilità: che la sinistra continui ad essere prigioniera dei suoi falsi miti e della falsa "storia" che ha cercato di imporre all'opinione pubblica dopo la caduta del "muro di Berlino" e che Berlusconi cerchi di porre al primo posto nei suoi pensieri non se stesso ma il suo paese e cambi, di conseguenza, approccio ai problemi e convinca gli italiani di questo.
Molto aiuterebbe che la nomenclatura di vertice, da lui nominata perche esegua al meglio le sue indicazioni, si ricordi che l' obbligo primario è servire al meglio gli italiani e che su questo e non su altro i parlamentari di ogni ordine e grado verranno giudicati.
AGGIORNAMENTO Intervento di Berlusconi alla Camera dei deputati alla presenza dei soli partiti che appoggiano il governo e dei deputati radicali
ANSA - ROMA, 13 OTT - ''Il governo chiede di avere confermata la fiducia perche' profondamente consapevole dei rischi che corre il Paese e perche' i tempi imposti dai mercati non sono compatibili con quelli di certe liturgie della politica''. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi parlando alla Camera nel discorso sulla fiducia. Secondo il Cavaliere, inoltre, ''non c'e' alternativa credibile a questo governo''.
2 Giugno Festa della Repubblica
Non vale più la pena di scrvere considerazioni, di fronte ad un evidente incartamento delle istituzioni parlamentari. L'insofferenza verso la capacità di Berlusconi di gestire la cosa pubblica è di di una evidenza palmare. La sinistra è come sempre divisa tra pragmatici ex comunisti che vorrebbero ma non possono riarmare la decotta propaganda di una loro supposta diversità ,e gli scandali di cui il loro passato è costellato , e la sinistra vendoliana tutta chiacchiere e niente sostanza riformatrice. Liberali, Repubblicani , Radicali , di fatto inesistenti, comunque inincidenti. I Socialisti sono ex. Alcuni arruolatisi come samurai al servizio di Berlusconi rappresentano l'elite dei suoi generali e ne perpetueranno la sua capacità di cercare di tenere il potere per il potere . Altri sembrano ancora sbandati "senza dio e senza patria" a navigare in lande abitate da fantasmi di una sinistra che poteva esssere un importante cultura dell'occidente e ha invece perso tutti gli appuntamenti, e pure con ingiustificata tracotanza.
Cerchiamo di passare l'estate.
Non vale più la pena di scrvere considerazioni, di fronte ad un evidente incartamento delle istituzioni parlamentari. L'insofferenza verso la capacità di Berlusconi di gestire la cosa pubblica è di di una evidenza palmare. La sinistra è come sempre divisa tra pragmatici ex comunisti che vorrebbero ma non possono riarmare la decotta propaganda di una loro supposta diversità ,e gli scandali di cui il loro passato è costellato , e la sinistra vendoliana tutta chiacchiere e niente sostanza riformatrice. Liberali, Repubblicani , Radicali , di fatto inesistenti, comunque inincidenti. I Socialisti sono ex. Alcuni arruolatisi come samurai al servizio di Berlusconi rappresentano l'elite dei suoi generali e ne perpetueranno la sua capacità di cercare di tenere il potere per il potere . Altri sembrano ancora sbandati "senza dio e senza patria" a navigare in lande abitate da fantasmi di una sinistra che poteva esssere un importante cultura dell'occidente e ha invece perso tutti gli appuntamenti, e pure con ingiustificata tracotanza.
Cerchiamo di passare l'estate.
25 maggio 2011
Ho ricevuto dal mio amico Antonio Del Pennino e rilancio volentieri:
"PERCHE’ A MILANO,NEL BALLOTTAGGIO,VOTERO’ PISAPIA
Non per salire sul carro del probabile vincitore. Non certo per un’adesione allo schieramento politico che lo sostiene.
Non tanto per la stima nell’uomo,vero garantista. .Non solo per un giudizio complessivamente non positivo sull’operato di Letizia Moratti come Sindaco,anche se,come repubblicani,abbiamo fatto parte e sostenuto con impegno e intelligenza,grazie all’amico Franco De Angelis,la maggioranza uscente.
Ma per un ragionamento squisitamente politico.
ll centro-destra ha impostato a Milano una campagna elettorale all’insegna del’oltranzismo, della lotta più becera ai magistrati (e chi scrive non può essere certo considerato un sostenitore della Procura della Repubblica di Milano),della logica dello scontro frontale.
Nulla a che vedere,come ha detto anche Giuliano Ferrara,con il sogno liberale con cui Berlusconi scese in campo nel 1994.
Questa linea del centro-destra -la linea dei Lassini e delle Satanchè- deve essere sconfitta,per consentire una ripresa dello spirito originario,quello per cui i repubblicani scelsero nel 2001 l’alleanza con Berlusconi.
Né oggi,dopo l’insuccesso della Moratti del 16 maggio,sembrano cambiare i toni.Apprezzo le valutazioni del Presidente Formigoni sulla necessità di un cambiamento,ma non a caso è stato attaccato da Sallusti,su Il Giornale.Perché si apra una seria riflessione nel centro-destra,si modifichino toni e posizioni,occorre che dalla Milano moderata,laica,e liberale venga un avvertimento e una lezione.
Un avvertimento e una lezione che lo induca a smettere con vecchi slogans e analisi superficiali,per tornare ad essere una forza liberale e responsabile.
Per questo,al ballottaggio,voterò Giuliano Pisapia,anche se non l’ho votato al primo turno.
Antonio Del Pennino.Presidente della Federazione Regionale Lombarda del P.R.I.
OVVERO: A QUALI SCELTE PUO' OBBLIGARE LA CONDUZIONE AUTOCRATICA DI UN PARTITO A "PROPRIETA' PRIVATA" ( F.Gironda)17 marzo 1861-2011
150 anni dall'Unita Italiana
La crisi della cosidetta seconda repubblica è ormai irreversibilmente iniziata e gli storici futuri potrebbero trovare comoda la data del 17 marzo 2011 per indicarne il punto di non ritorno. Oggi infatti è emerso, con evidenza inaspettata, che gli indicatori del processo di chiarimento della , fino ad ora, ondivaga ed altalenante ricerca identitaria dell'opinione pubblica italiana, si erano all'improvviso stabilizzati.
Un effetto imprevedibile sulla spinta delle sintesi fatte dal Presidente Napolitano che ha fissato i paletti nella ricostruzione interpretativa del processo risorgimentale e che nella successiva analisi storico- politica degli avvenimenti del novecento, ha sciolto i nodi irrisolti per una lettura largamente condivisibile della storia italiana.
Il Cardinale Bagnasco si è aggiunto riuscendo nella sua predica a Santa Maria degli Angeli a ricollocare senza asperità ne contraddizioni il ruolo della tradizione cristiana cattolica nella formazione della coscenza collettiva del popolo italiano, riducendo , storicizzando e dissolvendo , come aspetti temporanei, i conflitti derivanti dallo scontro iniziale tra il potere temporale del Papa e le esigenze del ritrovamento della riconosciuta , indispensabile e positiva, unità statuale degli italiani.
Due eredi di posizioni un tempo conflittuali con i principi che erano stati la ragione della storica contrapposizione dello stato liberale laico e borghese con la Chiesa del Papa Re e con la religione internazionalista del più grande partito comunista dell'occidente, sono giunti, con autorità e decisione, in soccorso degli eredi del Risorgimento e ne hanno blindato le posizioni , rendendole all'improvviso inespugnabili alle truppe di Bossi e di Berlusconi , ad un passo dal loro obiettivo di scardinamento dell'attuale impianto statuale italiano.


