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PICCOLI EDITORIALI

24 dicembre2009

A tutti i visitatori i migliori auguri di Buon Natale

Una polemica ,cominciata con un mio intervento sul sito di Diego Zandel,  è stata  accesissima e vale la pena  di leggerla: è interessante per l'insopportabile rivendicazione di superiorità morale di alcuni interlocutori, per altri aspetti è un  esempio di divisione ,tra italiani, irriducibile : 

Cliccare su:

 http://www.diegozandel.it/news_dett.asp?id=251



22 Dicembre 2009

Il sito di Diego Zandel intellettuale e saggista, e' un cenacolo di amici, quasi tutti di sinistra, decisamente anti berlusconiani. Qualche volta intervengo in dissenso, ma come dico in altra parte di questo sito trovo questo luogo del web importante per confrontarsi, anche  con decisione, ma difendendo insieme il diritto alla polemica, al disaccordo, all'eresia rispetto all'omologazione.


L'ultimo post di Diego era interessante e lo propongo integralmente con le osservazioni  che ho scritto nella loro forma integrale in campo giallo. L'intervento a commento sul suo sito è per forza più ridotto.  


E LO CHIAMANO ODIO
E' legittimo per un cittadino pretendere che il presidente del consiglio del proprio paese NON sia inquisito dalla magistratura?
E' legittimo per un cittadino pretendere che sul presidente del consiglio del proprio paese NON gravi l'ombra di accuse infamanti come quelle di corruzione di giudici, di testimoni, di evasione fiscale, di falso in bilancio e di altri reati?

No: la magistratura  ha ampiamente e  indiscutibilmente dimostrato l’esistenza, in una parte di essa, di una marcata politicizzazione  di segno contrario al presidente del consiglio inquisito 
 
 
E' legittimo per un cittadino pretendere che il presidente del consiglio del proprio paese sia del tutto alieno, nell'azione di governo, da interessi personali che riguardino le sue attività, legittime fino al momento di assumere una carica pubblica di così grande rilievo, di imprenditore?

No: il conflitto di interessi è alla luce del sole, i cittadini, informati in particolare dalle opposizioni, possono se insoddisfatti della insufficiente “alienità”, non votarlo, e quindi sono ampiamente tutelati nei loro diritti democratici. 
 
E' legittimo per un cittadino pretendere che il presidente del consiglio del proprio paese, facendosi scudo della sua carica, del consenso di cui gode tra gli elettori, della obbedienza da parte dei ministri del governo che presiede e della maggioranza dei parlamentari che lo sostiene, NON utilizzi il potere che gli deriva per varare leggi che riguardino lui direttamente e i suoi personali affari?

No: è illegittimo per il cittadino pretenderlo perchè nel caso di conflitto di interessi non  votarlo alle elezioni successive è deterrente sufficiente  ed  se le leggi  ad personam  sono necessarie ad evitare che un giudizio politicizzato lo elimini dalla scena politica, non perchè colpevole ma perchè è avversario politico della parte con cui il magistrato è in sintonia ,è altrettanto illeggittimo chiedere che non si facciano.
 
E' legittimo per un cittadino pretendere che il presidente del consiglio del proprio paese, accusato di reati gravissimi, affronti i processi che lo riguardano come qualsiasi altro cittadino, semmai ancor più serenamente in chi può fare affidamento su avvocati e studi legali di grido, impossibili per il cittadino comune, oggettivamente privo delle identiche possibilità economiche?

Non è legittimo, perche il tempo sottratto come impegno ed attenzione, e tensione, per difendersi dalle accuse, ancora da dimostrare anche se, gravissime, sarebbe sottratto a quello necessario a governare il paese, come da mandato elettorale. Costringendolo alle dimissioni che sarebbero una conseguenza di un intervento, per altro viziato proprio dalla inimicizia politica dei giudici nei confronti dell’ipotizzato colpevole, sarebbe una alterazione così grave delle regole democratiche da non essere, prevedibilmente, accettabile dalla maggioranza degli italiani. 
 
E' legittimo per un cittadino pretendere di NON essere assimilato e compreso nella categoria generica di italiani e/o popolo dal presidente del consiglio del proprio paese quando afferma di godere del consenso degli italiani e/o del popolo?

No: il Presidente del Consiglio, dopo la sua investitura, è il presidente di tutti gli Italiani e in democrazia quando si dice di godere il consenso del popolo si intende quello derivante dalla vittoria elettorale su altri candidati risultati in minoranza. E’ l’odio nei confronti di Silvio Berlusconi vincitore alle elezioni, che tu Diego dichiari che non esiste, a farti fare una domanda così rivelatrice di un pregiudizio.
 
E' legittimo per un cittadino, che si oppone alla politica del presidente del consiglio del proprio paese, pretendere  di  NON essere definito antitaliano o coglione dal presidente del consiglio del proprio paese, ma essere rispettato alla pari dei cittadini che lo sostengono?  

Non sempre, se per esempio quel cittadino ha calunniato il presidente del consiglio determinando un danno all’immagine del paese e danneggiandone la complessiva credibilità, è sicuramente un antitaliano, forse inconsapevole, ma di fatto lo è, ed in particolare non mostra molta intelligenza a non sapere distinguere tra l’interesse nazionale, sempre da tutelare, e il bisogno che i suoi soggettivi giudizi siano condivisi costi quello che costi.  
 
Se tutto ciò è legittimo, perché parlare di odio nei confronti del presidente del consiglio del proprio paese, e non invece di cittadini che gli si oppongono, semplicemente, perché, a torto o a ragione, pretendono  un'Italia diversa, un'Italia  in cui il presidente del consiglio del proprio paese NON sia inquisito dalla magistratura, sul quale NON gravi l'ombra di accuse infamanti, un presidente del consiglio che sia del tutto alieno, nell'azione di governo, da interessi personali, un presidente del consiglio che NON si faccia scudo della sua carica, del consenso di cui gode tra gli elettori, dell'obbedienza da parte di ministri e della maggioranza di cui gode in parlamento per  farne un uso proprio e non affrontare i processi?

La retorica Caro Diego è pericolosa da usare, perche vedi che per me le conclusioni contrapposte alle tue, mi fanno dire che tutto quello che con tanta determinazione e buona fede sostieni, per me e per la maggioranza elettorale degli italiani non è scontato e non puoi chiederne la condivisione.
 
Perché parlare di odio nei confronti del presidente del consiglio del proprio paese, e non invece di cittadini che gli si oppongono semplicemente perché, a torto o a ragione, pretendono quel posto presieduto da un uomo veramente libero da ogni interesse di parte,  capace di indirizzare la propria azione di governo nell'interesse generale  e che si esprima in ogni atto, manifestazione e parola  pubblica nel rispetto delle altre istituzioni indipendenti che rappresentano lo stato e dei cittadini tutti, anche quelli contrari a lui, che ne fanno parte, senza essere considerati antitaliani o coglioni? 
 
E’ odio, ispirato da chi non riesce a capire che  le rendite di posizione, in politica, non durano in eterno, e che  il popolo in democrazia, alla fine è l’unica fonte di legittimità. Dentro regole che tutelino le minoranze e i diritti degli individui, naturalmente, ma anche su queste, solo il popolo ha il potere finale di decisione.
Stai tranquillo Diego che se in politica o dalla società civile sorgesse “un uomo veramente libero ecc ecc.." gli italiani tutti non se lo farebbero scappare. Per intanto ci teniamo quelli che abbiamo e allora? mi devi dimostrare tu  che hai un candidato a presidente del consiglio  migliore del mio. E quanto al  mio presidente Silvio Berlusconi, mio perchè lo voto e mio perchè è il presidente di tutti gli italiani,  non sai quante volte fa cose che non condivido e quanto  trovo inadeguato il modello di democrazia interna del Popolo della Libertà, e ne do ogni volta  pubblica testimonianza coi mezzi che ho, ma fino ora tutto quello che è comparso  come alternativa era terribilmente peggio. E la democrazia è l’arte del possibile e poi dello scegliere.  
 
Lo potrà tornare a fare, semmai, quando tornerà ad essere solo un esponente del suo partito. Non finché gli è stato dato l'onore di vestire i panni di presidente del consiglio della Repubblica Italiana. 
 
Dopo averti contestato tutte le domande che ti sei posto e ci hai posto su questa affermazione quasi concordo con te: da Presidente del Consiglio sarebbe bene che si moderasse un poco nell’esprimere il suo pensiero sugli avversari, ma non credi che i suoi avversari potrebbero essere un poco meno settari (e sono gentile) nel parlare di lui?
 




Lo scontro in parlamento

Fabrizio Cicchitto, oggi è nel mirino della opposizione parlamentare e mediatica al Governo Berlusconi, a causa del suo intervento alla Camera dei Deputati. 
Per un certo periodo di tempo mi ha legato a lui una  frequentazione abbastanza assidua, per avere noi  scritto insieme, con Luigi Da Rold, il saggio “La disinformazione in Commissione Stragi” quasi dieci anni fa.
Poi ho curato, come direttore editoriale,  per qualche anno  numeri sperimentali de “l’Ircocervo”, rivista politica culturale dell'area del Popolo della Libertà, fino a quando la rivista ha assunto la sua attuale nuova e definitiva veste e ancora da lui diretta.
E un politico serio e un profondo conoscitore della storia politica della repubblica italiana , e le contestazione che ha ricevuto  anche da esponenti del Popolo della Libertà,  alla determinazione e al tono  del suo intervento sono  ingiustificate e non plausibili.  
 
 
E' un amico che ora vedo meno spesso, con cui ho condiviso molta parte delle sue  valutazioni  su “mani pulite” che anche io ho considerato, per i suoi effetti perversi, un vero e proprio golpe, che ha creato conseguenze negative terrificanti alla vita democratica del nostro paese. E sarebbe bastato, che, per gli stessi reati, i supposti colpevoli fossero stati inquisiti, processati e ,se del caso, condannati, con identiche misure e pene da una magistratura imparziale, per evitare al paese questa defatigante transizione .
Su altre cose ho con lui , in qualche misura dissentito, in particolare ed in tempi più recenti, sulla necessità, di aprire un confronto, fin da subito, sulla auspicabile evoluzione del modello organizzativo di Forza Italia (e oggi, a maggior ragione, sullo stesso problema dovrebbe essere  attivato un dibattito all'interno del Popolo della Libertà).
Sono entrambi partiti per cui voto dalla loro fondazione, riconoscendomi largamente nei loro programmi di governo, ma considero il loro modello organizzativo del tutto inadeguato a dare una corretta risposta al bisogno dei cittadini di partecipare alla elaborazione dei programmi, alla selezione dei candidati, alla discussione ed alla approvazione delle linee guida del movimento in cui si riconoscono non in maniera episodica, e a cui aderiscono.  
Ed il problema ha riflessi non marginali sulla qualità della democrazia del paese. Un tempo nei partiti democratici questa esigenza era ben rappresentato, negli statuti che regolavano la vita interna, ed se mai il problema era che, nella la pratica, spesso non se ne otteneva il puntuale rispetto, (e su questo si aprivano furibonde battaglie sul livello della legalità interna).
 
Oggi tutti i partiti  della seconda repubblica, presentano un deficit di democrazia che neppure il meccanismo delle primarie, che qualche partito ha  affrettatamente varato, è stato capace di rispondere a questa esigenza.
E i “partiti leggeri”, fondamentali per diminuire il costo della politica (con il relativo corollario di conseguente illegalità), possono benissimo essere dotati, per merito delle nuove diffusissime tecnologia di comunicazione e relazione sociale, tramite web, di strumenti poco costosi e più che adeguati a promuovere il dibattito interno e assicurare partecipazione e democrazia nelle decisioni.

E una presidenza a vita  dei fondatori dei partiti nati di recente avrebbe risolto il problema di mantenere, per un lungo periodo, al riparo da forme di snaturamento, sempre possibili, le ragioni di fondo e il progetto all'origine del movimento, efficacemente contemperando questa esigenza con una più articolata dialettica democratica interna.   

Nella critica agli errori dei partiti della prima repubblica, mai come in questo caso, si è buttato via il bambino con l’acqua sporca.
La democrazia necessita, per essere veramente inclusiva e partecipativa nei suoi effetti, non solo del libero voto degli elettori con la convocazione dei comizi elettorali e la chiamata alle urne. Le transizioni  politiche, dopo eventi storici che abbiano provocato  modificazioni traumatiche, possono obbligare i partiti nati dopo la decadenza di quelli di maggiore tradizione, ad adottare temporaneamente modelli che concentrino il potere nelle mani dei fondatori (che sceglieranno poi obbligatoriamente la cooptazione, nelle fasi iniziali della vita del movimento, per la selezione dei quadri). Ma non può essere la soluzione permanente.
Superata l’emergenza della fase costituente iniziale, si corrono  rischi molto gravi, mantenendo in vita le formule organizzative iniziali, in particolare emerge progressivamente  l’incapacità di interpretare correttamente i bisogni del paese, contemporaneamente le classi dirigenti intermedie si traformano in oligarchie  autoreferenziali e quasi certo il movimento  rischia  di dividersi in  frammentazioni personalistiche, quando i fondatori ne lasciassero, esaurito il loro ciclo storico, la guida.

Indicato il dissenso che  riguarda a mio avviso, comunque un aspetto essenziale del fare politica in quest'epoca,
voglio riconoscere a Fabrizio Cicchitto il merito di avere, nel suo ultimo  intervento alla Camera fatto un discorso importante ed alto, e con la determinazione necessaria, anzi indispensabile.

Le responsabilità    del riacutizzarsi della violenza sociale e politica è di precisi e riconoscibili mandanti morali . Violenza, che questa volta ha coinvolto Berlusconi e che in futuro potrebbe colpire alla cieca chiunque, nel complessivo imbarbarimento della società italiana, le cui le conseguenze già si cominciano ad intravedere.  Questo doveva,senza sconti, essere con chiarezza denunciato.
Tacere, o scegliere la strada di “moderazione” del linguaggio, come una parte rilevante della opposizione richiede unilateralmente alla maggioranza, quando le conseguenze degli insegnamenti di nuovi “cattivi maestri” cominciano ad insanguinare le strade, ed un nuovo retroterra di consenso all’eversione si materializza, quale effetto proprio della campagna di aggressione politica, mediatica, giudiziaria, quale è quella che ha investito il Presidente del Consiglio da prima dell’estate, è controproducente e pericolosissimo.
E se pur la strada da intraprendere è senz’altro quella di ricercare con pazienza ogni occasione  per una ristabilimento di più corretti rapporti ai vertici della politica, che sia un esempio ad un paese largamente disorientato ed inquieto, è anche indispensabile indicare, una volta, con forza, un punto di non ritorno, oltre il quale ciascuno deve assumersi con chiarezza le sue responsabilità politiche, pronto a pagarne le conseguenze .
Nei momenti di grande crisi, e questo sicuramente lo è, la decisione di rivendicare la forza dei propri convincimenti e di indicare all’opinione pubblica e agli avversari i termini reali dei problemi che stanno alterando la corretta dialettica democratica ed i rapporti tra i poteri, è una delle condizioni per poter affrontare un futuro purtroppo non facile, con un minimo di speranza.  
  
 
 
 

 

 
Appena prima della battaglia finale
 
16 dicembre2009
Gli eserciti stanno disponendosi sul terreno, i ritardatari accelerano il passo, i comandanti delle armate impegnano in scontri l’avversario per saggiarne la reattività e valutarne la resistenza.
Ma tutto è fermo, nell’attesa dell’arrivo sul campo del  capo della coalizione azzurra, che è stato ferito nel recentissimo attentato. La mobilitazione delle armate, per altro già precedentemente in corso, ha avuto una accelerazione. 
La responsabilità  dell’atto, ad opera di un esaltato con problemi di disagio comportamentale, che ha ferito seriamente al volto il leader degli azzurri, viene attribuita al clima di costante aggressione mediatico giudiziaria al premier, promosso nel paese dagli avversari sconfitti alle elezioni.
Per converso, gli autori della aggressione sostengono che non di aggressione si tratta, ma di legittimo esercizio del democratico diritto di opposizione e che la maggioranza, poichè risponde, con parole dure, all’aggressione, è anche lei responsabile del clima di rissa nel paese.

Come poi ci si possa rammaricare che, il questo contesto, i sostenitori del Presidente del Consiglio in Parlamento denuncino con decisione il clima di linciaggio, mediatico e non, a cui questo viene sottoposto, lascia per lo meno stupiti.
La lunga transizione non è mai finita, la società è irriducibilmente divisa tra due modelli, impersonati il primo dalla visione del leader degli azzurri, che propone  una riforma in senso presidenzialistico efficientista del sistema paese, l’altro, sostenuto da una contraddittoria alleanza multicolore,  che spera di  perpetuare le regole della prima repubblica, volendo occupare, senza però dimostrare di averne la forza, il posto delle classi dirigenti liquidate, all'inizio degli anni novanta, per via giudiziaria da una parte della corporazione dei magistrati.

Gli esponenti della alleanza multicolore, considerano da quindici anni il capo della coalizione azzurra un usurpatore, che ha tolto quello che era loro, per diritto divino: e i magistrati oggi  sono sostanzialmente in sintonia con  questa idea.
 
Non potendo arretrare, entrambi gli schieramenti vorrebbero risolvere lo stallo in cui si trova l'Italia, con una sorte di “Giudizio di Dio”, quello azzurro delegando ad elezioni anticipate la conquista di una maggioranza più coesa e di dimensioni ancora più imponente, quello multicolore richiedendo un intervento della magistratura che assesti un colpo delegittimante che obblighi il leader azzurro alla ritirata e condanni la sua coalizione alla frammentazione delle sue componenti nel tentativo di assorbirne qualcuna con il relativo corollario di seggi, evitando il temuto ricorso alle urne.
Tutti si rendono conto che uno scontro, senza esclusione di colpi, mentre la crisi economica continua a produrre condizioni di disagio nella società nazionale, può essere un rischio.
La soluzione  sperata, è in gran parte affidato alle decisioni del Presidente della Repubblica, che acconsentendo o respingendo l'eventuale  ricorso alle urne, può condizionare in termini determinanti il risultato  

Ma nel caso di vittoria degli azzurri, è chiaro a tutti che la Costituzione, che si è voluta irrigidire fino all’estremo, nei suoi aspetti più controversi, derivanti dai compromessi legati alla condizioni storiche della sua promulgazione, non potrebbe in alcun modo essere mantenuta, senza sostanziali e per altro impellenti modifiche, e che attuale assetto della magistratura sarebbe radicalmente rivisto.

In caso di vittoria della coalizione avversaria oltre alle  modifiche prevedibili negli assetti televisivi italiani, andrebbe scontato un rafforzamento dei poteri di controllo parlamentare a scapito della velocità di attuazione dei provvedimenti del governo e la definitiva impossibilità di attuare alcuna riforma rispetto agli attuali assetti vigenti.  
Fuor di metafora i rischi di questo scenario giustificano e spiegano i problemi di Fini e Casini nell’area del Centro Destra  e le diversità di accenti di Bersani, le crisi di Rutelli, e persino i problemi interni all’Italia dei Valori.
Lo scenario non può che aggravarsi  a meno che Berlusconi non scelga lui stesso, unico oggi ad avere il peso e l’autorità di dare l&rsquo%3