Francesco Cossiga e Francesco Gironda in occasione di un convegno sulla vittoria della Gladio sulla campagna di disinformazione mediatica e giudiziaria contro questa organizzazione
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Francesco Cossiga è scomparso oggi
17 Agosto 2010
In un'epoca segnata dalla decadenza delle istituzioni repubblicane, mentre il sistema politico italiano entrava in una crisi progressiva da cui, malgrado episodici sforzi in senso contrario, non sembra ancora essere uscito, Francesco Cossiga scelse di essere uomo di stato prima che politico di parte.
Dopo un inizio di presidenza quasi notarile , come in attesa che la parte migliore delle classi dirigenti del paese si assumesse la responsabilità di gestire i cambiamenti necessari ad affrontare i nuovi pericolosi scenari , sia politici ed economici che sociali, nazionali ed internazionali, Francesco Cossiga seppe porsi ,spesso incompreso, come punto di riferimento per tutti coloro che avvertivano la necessità urgente di cambiamento.
Terminato il ruolo di Presidente, continuò fino a quando gli fu possibile, di animare e stimolare il dibattito politico italiano , qualche volta ancora come attore, poi testimone, suggeritore, studioso, polemista.
Animato, come gli antichi personaggi del Risorgimento, da profondo amor di Patria non disgiunse mai questo sentimento dalla adesione profonda ai principi di una democrazia autorevole, nella tutela dei diritti come nella esigenza dei doveri per tutti i cittadini.
Mi manca e mi mancherà, ma sopra tutto mancherà a tutti gli Italiani.
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PECCATO
16 agosto2010
La decisione di Silvio Berlusconi di pretendere le dimissioni, dalla carica di Presidente della Camera dei deputati, di Gianfranco Fini, significa di fatto l'espulsione dal Popolo della Libertà della componente che ha rappresentato un contributo indispensabile di idee e di valori , per completare il progetto riformatore che, con alterne fortune ma sempre ripresentandolo dopo ogni sconfitta, era stato l'obiettivo della discesa in campo nel 1994 dell'attuale Presidente del Consiglio.
Quel progetto appare ora abbandonato ed è difficile oggi è intravedere gli sviluppi che la politica italiana avrà nel prossimo futuro. Nel Popolo della Libertà non si vedono più segni della cultura liberale ,liberaldemocratica, cattolico liberale e sembra in sofferenza quella socialista . Uomini e donne che rappresentavano agli occhi degli elettori quelle culture, dando spessore ed ancoraggio di tradizioni e di storia ad un'efficientismo da incerti orizzonti, appaiono più utilizzati nel ruolo di cani da guardia per irregimentare il confronto ed il dibattito interno, che elementi propulsori per il raggiungimento di nuovi traguardi politici per la società italiana.
Peccato, nulla nel nostro paese è semplice, l'importante , e qualche volta costa moltissima fatica, è non disimpegnarsi.Essendosi chiuso ogni spazio di confronto interno al Popolo della libertà , ogni rapporto con l'esterno sarà concepito dai sostenitori di Berlusconi , dopo questa epurazione, come uno scontro con nemici o traditori , e potrà diventare molto difficile vedere garantite regole da società democratica nel gestire i rapporti con gli avversari ,sopra tutto quelli che lo diventeranno da domani mattina.
Molte amicizie si romperanno, molte si raffredderanno , di molte si scoprirà che non valevano niente fin dall'inizio.
Peccato: Berlusconi aveva intuito la possibilità di un grande progetto. Non ci ha creduto abbastanza . Abbastanza da ritenerlo più importante di lui. Solo così sarebbe stato possibile realizzarlo.
Riflessioni
La seduta della Camera dei Deputati del 4 agosto 2010 rappresenta lo spartiacque tra due fasi della infinita transizione italiana e la fine della egemonia di Silvio Berlusconi nel dettare, in via esclusiva, i termini e le regole della battaglia politica in Italia.
Contemporaneamente l'evidente agonia del postcomunismo italiano, soffocato dalla crisi di rigetto determinata dall'innesto delle regole delle società occidentali in una struttura originale, e ,nelle sue ragioni profonde, incompatibile con lo sviluppo storico di queste, fa scomparire le ragioni che avevano fatto accettare alla maggioranza degli elettori qualche scorciatoia , qualche anomalia nell'impresa berlusconiana di discesa in campo, per evitare la conquista del potere da una minoranza di eredi del comunismo marxista .
Anomalie, che le scelte di Silvio Berlusconi hanno progressivamente ma inesorabilmente fatto emergere con sempre maggiore evidenza nel tempo.
Quel vulnus nella fase iniziale , che poteva venire accettato in via transitoria ,come risposta al tentativo di golpe effettuato dal Pci di Achille Ochetto e dalla sua gioiosa macchina da guerra, con la connivenza di una parte della magistratura inquirente che utilizzando a fini politici una opportuna selezione dei reati di finanziamento illecito della politica, di chi li aveva commessi e dei tempi in cui erano stati perpetrati , distruggeva le classi dirigenti dei partiti , e solo quelli filoccidentali, oggi comincia a dimostrare di essere una lesione inquinante che non è senza gravi effetti sulle prospettive, in termini di democrazia , per il futuro della società italiana.
In altri precedenti Piccoli editoriali credo di avere abbastanza sviluppato questo aspetto della accettabilità , limitata nel tempo, per un movimento politico allo stato nascente, di modelli che premiano l'efficenza e la rapidità dell'esecuzione, rispetto alla democraticità dei processi decisionali , e ai controlli di legittimita nonchè ai processi di partecipazione necessari ad una adeguata selezione delle classi dirigenti politiche ed amministrative. Non ci tornerò quindi sopra ,ripetendomi, in questa occasione.
Purtroppo devo oggi riconoscere, contro le mie speranze iniziali, che nel progetto politico berlusconiano quelle che dovevano essere delle temporane indispensabili eccezioni, sono diventate una regola. Un'abile e progressiva selezione autoritaria dei dirigenti del movimento, un'abile campagna annessioni di altre realtà politiche con la contemporanea "acquisizione" dei dirigenti di queste, in un processo di omologazione , non effetto di un confronto culturale ma della semplice fidelizzazione personale e l'espulsione di chi, pur concordando sui comuni obiettivi, mantenesse la propria capacità critica e la propria libertà di giudizio, è avvenuta.
Il partito leggero" si è trasformato in un semplice ripetitore propagandistico ,senza alcun radicamento territoriale, nessuna capacità di rappresentanza, nessuna capacità di elaborazione politica delle esigenze dei territori, dei ceti, delle categorie.
Ed i luoghi, i tempi e le procedure in cui si elabarano le decisioni, si stabiliscono le linee programmatiche di politica interna, si scelgono conferme o si rinnovano i patti di alleanza e solidarietà internazionale , sono ai cittadini sconosciuti. Ad essi cittadini sempre più spetta solo il diritto ad un plebiscito formale di conferma o l'abbraccio con l'opposizione solo perchè e' opposizione.
Questo , per altro, pur rappresentando un approdo negativo di un progetto di costruzione di un movimento politico che doveva essere funzionale al rinnovamento culturale del paese e delle sue istituzioni, suscitando le speranze di tantissimi uomini e donne che avevano aderito, con entusiasmo, alla chiamata di Sivio Berlusconi condividendone gli obiettivi, non sarebbe così pericoloso se non fosse simmetrico ad una proposta di riforma istituzionale e ad una azione di governo che ,in troppi aspetti ,ha dimostrato di non tenere in debito conto il problema, fondamentale in una democrazia, del bilanciamento dei poteri e dell'indipendenza dei poteri di controllo.
Il combinato disposto di un partito, che è una struttura di fatto militarizzata , con incerte e contradittorie regole di gestione, con una legge elettorale che fa scegliere ai vertici di partiti chi verrà "nominato" alle cariche elettive, rende qualsiasi riforma, che premi il pur necessario rafforzamento dell'esecutivo, che determini il ritorno nel suo alveo costituzionale di una magistratura, viziata spesso di politicizzazione, rischiosa per l'incremento esponenziale di una discrezionalità che diventerebbe incontrollabile.
Discrezionalità senza controlli ,funzionale all' ulteriore accrescersi della corruzione pubblica e alla nascita di cordate interessate al solo arricchimento personale in cui interessi privati e pubblici finanziamenti sarebbero definiti agli stessi tavoli . Ma la conseguenza più grave di un rafforzamento senza controlli adeguati, anche ex post , di che detiene un così strardinario potere decisionale , sarebbe la rapida espulsione dal "sistema" di chiunque si senta al servizio della comunità nazionale e non dei desideri di chi, per avventura, quel potere detiene.
E questo alla fine genera tensioni drammatiche nella società ,con conseguenti reazioni , alla lunga non sanabili che non sono difficili da immaginare .
Coloro che conoscono Silvio Berlusconi dicono che il personaggio va preso nella sua interezza.. con pregi e difetti e che è nella sua natura di imprenditore il non accettare il contradittorio.
Credo però sia indispensabile, a questo punto, auspicare che usi uno almeno degli innegabili pregi di cui è sicuramente dotato : la sua intelligenza.
Usi questa estate, non solo per esaminare in quale maniera aumentare il numero di deputati che sul mercato potrebbero essere convinti a consolidare la compagine di quelli a lui fedeli , o per organizzare elezioni anticipate, dall'esito incerto e comunque non risolutivo.
Provi ad esaminare, con un vero esercizio di "pensiero laterale" se questa nuova area di rispetto istituzionale ,e se il Pdl fosse divenuto un partito democratico vero ed inclusivo , non sarebba quasi tutta restata al suo interno.
Provi ad immaginare, se nel confronto democratico nella direzione o negli altri organi di partito, non avrebbe trovato i naturali equilibri con altre componenti ,necessari ad assicurare il sostegno ad un programma politico adeguato al futuro di questo paese.
Provi a valutare se per caso quest'area, così appetibile per i suoi veri avversari , non possa essere per lui una risorsa risolutiva e non l'inizio di una frana che, se dovesse continuare sarebbe un disastro per tutto il paese. L' Italia non può attendere che si consolidino nel tempo nuovi ipotetici equilibri ,di consenso e di potere, in grado di affrontare per tempo, con un ribaltamento , in non facili scenari futuri.
In realtà per Silvio Berlusconi questa è la prova più importante di tutta la sua vita.
Sul risultato di questa verrà giudicato dalla Storia. Se tenta di vincere secondo il suo istinto, cercando di punire come traditori tutti quelli che ritiene dei beneficiati irriconoscenti, resterà , alla fine perdendo ,una straordinaria per quanto temporanea anomalia italiana . Sarà stato incapace di consolidare e radicare un progetto riformatore di cui è stato lo straordinario iniziatore, ma che, senza il contributo di altri, è destinato ad una breve effimera sopravvivenza.
Forse utilizzare la richiesta che gli è stata rivolta dai finiani di verificare insieme le priorità programmatiche, riconoscendo ad essi quindi le stesse funzioni di rappresentanza di una specifica area culturale e politica, rivendicate da sempre per se dalla Lega , potrebbe essere utile .
Potrebbe essere un esempio ed un ponte da allargare progressivamente anche alle altre componenti dell'area a cui oggi si è aggregato il gruppo di Futuro e Libertà.
Un interessante esperimento percorribile, prima di una sorta di Armageddon politico prossimo venturo, da cui tutti usciremmo sconfitti.



